Pochi conoscono la tanto utilizzata pratica del fracking, ovvero la fratturazione idraulica di uno strato roccioso del sottosuolo ad opera di un fluido. Il Maryland si appresta a diventare il terzo Stato USA insieme al Vermont e New York, in cui questo metodo di estrazione di idrocarburi sarà messo al bando.

Utilizzato agli inizi del ‘900 per agevolare la separazione di blocchi di granito in California, venne largamente adoperato a partire dalla seconda metà del secolo scorso in tutto il mondo come mezzo per aumentare l’estrazione del petrolio in pozzi poco permeabili e quindi poco redditizi.

Attraverso la pressione idraulica esercitata da acqua, gas o schiume all’interno del sottosuolo si creano crepe e in seguito delle vere e proprie fratture riempite poi da sabbia o sfere di ceramica per evitare che si richiudano.

Queso metodo potrebbe essere responsabile di diversi casi di sismicità indotta, di cui avevamo già parlato, perché di fatto lede la stabilità del sottosuolo, oltre all’inquinamento del terreno e delle falde acquifere attigue al sito di estrazione nel caso in cui per esempio si utilizzino particelle radioattive per tracciare i percorsi dei frammenti.





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