Il mondo si trova di fronte ad un bivio senza precedenti e l’Europa ha la possibilità di prendere una nuova direzione: la canapa può indicarci la strada. Inizia così il “Manifesto della canapa” creato dalla EIHA, l’associazione europea per la canapa industriale, che è stato sottoscritto, tradotto e condiviso anche da Federcanapa.

Come si può leggere nel testo, “l’EIHA a nome e per conto degli attori che rappresenta (coltivatori, produttori e commercianti del settore della canapa industriale) con questo manifesto vuole sottolineare l’enorme potenziale del settore europeo della canapa nell’accelerare la transizione verso un’economia sostenibile e a zero emissioni, principi in linea con l’European Green Deal recentemente presentato dal Presidente della Commissione. In virtù del suo approccio sostenibile all’economia e all’agricoltura e delle sue molteplici applicazioni nella produzione alimentare e manifatturiera, il settore della canapa offre una promessa di rigenerazione per le aree rurali. Rimpatriando i processi di produzione (tessile in particolare) e promuovendo catene di valore innovative (materiali da costruzione, produzione alimentare, estrazione di cannabinoidi), il settore potrebbe portare una crescita sostenibile e duratura e creare posti di lavoro altamente qualificati nelle economie rurali europee. In sintesi: una combinazione di materie prime di provenienza locale con un know-how globale”.

LE PROPOSTE DI EIHA E FEDERCANAPA

1. Le politiche pubbliche dovrebbero promuovere l’uso della canapa negli alimenti, nei mangimi e nei prodotti manifatturieri e finanziare lo sviluppo di catene di valore sostenibili.
• Gli Stati membri dovrebbero avvalersi della possibilità di destinare parte della dotazione di pagamenti diretti a interventi settoriali volti a promuovere la produzione e la trasformazione della canapa.
• Gli operatori del settore della canapa dovrebbero essere autorizzati a registrare le denominazioni di origine protetta e le indicazioni geografiche protette (IG).

2. Il contributo ambientale della pianta di canapa deve essere riconosciuto e deve essere incoraggiato l’uso della canapa come cultura capace di catturare carbonio.
• Il legislatore europeo dovrebbe prevedere una semplificazione delle nuove misure greening (GAEC) per i coltivatori di canapa, ad esempio escludendo la canapa dall’obbligo di avere superfici non produttive.
• I coltivatori di canapa dovrebbero ricevere una compensazione per le esternalità ambientali positive, possibilmente nell’ambito del sistema di scambio di emissioni esistente o di un nuovo sistema.
• Al fine di incrementare gli investimenti, dovrebbero essere concessi incentivi alle imprese che sviluppano o implementano tecnologie e prodotti ecocompatibili.

3. Gli Stati membri non dovrebbero applicare la legislazione sul controllo della droga alla canapa e ai suoi prodotti derivati, purché siano rispettati i limiti stabiliti per il contenuto di THC.
• I prodotti industriali della canapa non sono medicine (non hanno il potenziale per alleviare il dolore e la sofferenza) né tantomeno stupefacenti (non ci può essere abuso o dipendenza). Pertanto, riflettendo in particolare lo spirito e gli obiettivi della Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti, la canapa e i suoi derivati dovrebbero essere considerati al di fuori dell’ambito dei controlli internazionali sulle droghe.

4. Il livello massimo di THC consentito deve essere riportato dallo 0,2% allo 0,3%.
• Ciò consentirebbe al settore di allinearsi agli standard internazionali e di iniziare a coltivare varietà nuove e più adatte a soddisfare le pratiche degli agricoltori e le tendenze dei consumatori.

5. Gli operatori devono essere autorizzati a utilizzare tutte le parti della pianta – compresi fiori e foglie – e commercializzare qualsiasi tipo di prodotto, nel rispetto dei limiti per il contenuto di THC.
• Il vero valore aggiunto della canapa è la possibilità di utilizzare l’intera pianta; tuttavia, alcuni paesi dell’UE vietano ancora l’uso e la commercializzazione di foglie e fiori. Dare agli operatori la possibilità di commercializzare tutte le parti della pianta ridurrebbe gli sprechi e massimizzerebbe la redditività della coltura. Ciò si tradurrebbe in un aumento dei redditi per gli agricoltori e gli altri operatori lungo la catena del valore.

6. Le preparazioni a base di canapa con un contenuto di cannabinoidi naturali non dovrebbero essere considerate come nuovi alimenti (novel food).
• Le prove storiche mostrano che prodotti derivanti dalla canapa (fiori, foglie ed estratti di canapa) contenenti livelli naturali di cannabinoidi, erano ampiamente consumati prima del 1997. La canapa è sempre stata parte integrante della dieta umana.
• Non vi è alcun rischio per la salute e quindi nessuna giustificazione sanitaria che legittimi una restrizione all’accesso dei consumatori dell’UE ai prodotti di canapa.

7. Si dovrebbero stabilire valori guida meno restrittivi per il THC negli alimenti e nei mangimi.
• La valutazione del rischio da parte dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dell’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) sull’assunzione di THC attraverso alimenti contenenti canapa non soddisfa gli standard scientifici. L’attuale raccomandazione dell’EFSA e i valori guida BfR per il THC negli alimenti sono obsoleti, inutili e troppo restrittivi e dovrebbero essere urgentemente rivisti sulla base di una solida valutazione scientifica. Una nuova valutazione dovrebbe basarsi su valori sviluppati scientificamente da mercati rinomati (ad esempio Canada, USA, Svizzera) e creare eque opportunità
competitive per l’industria europea della canapa.
• Si dovrebbe stabilire un approccio europeo per armonizzare i limiti nazionali e allinearli ai più recenti standard internazionali e agli studi di ricerca scientifica.

8. Tutte le materie prime derivate dalla canapa dovrebbero essere ammesse come ingredienti per i cosmetici.
• La Commissione UE ritiene che alcuni prodotti derivati dalla canapa utilizzati nei cosmetici rientrino nelle misure di controllo dei narcotici. Partendo dal presupposto che la canapa industriale non è un narcotico, il database degli ingredienti dei cosmetici dovrebbe essere modificato di conseguenza.
• Non vi è alcuna ragione per limitare il cannabidiolo naturale nell’uso cosmetico, allorché è autorizzato il cannabidiolo sintetico. Chiaramente nessun rischio per la salute deriva dall’uso di questi ingredienti, siano essi naturali o sintetici.

9. L’UE dovrebbe valorizzare e promuovere l’uso delle fibre di canapa per la produzione di fibre corte e lunghe per i prodotti tessili e favorire la creazione di catene del valore sostenibili.
• All’indomani della seconda guerra mondiale, i paesi europei hanno sostituito massicciamente l’uso di fibre naturali con fibre sintetiche a base di carbonio, poiché più economiche. Da allora, quasi tutti gli impianti di disintegrazione delle fibre di canapa sono stati chiusi. È urgente ricostruire la filiera in Europa ed evitare la delocalizzazione.
• La prima trasformazione (stigliatura e cardatura) della fibra dovrebbe essere incentivata, attraverso specifici aiuti finanziari e garantendo agli operatori l’accesso alla formazione professionale.
• Gli obiettivi specifici della politica di R&S dovrebbero mirare al miglioramento della genetica della pianta per la produzione di fibra tessile, dell’aspetto tecnico delle linee di produzione e della qualità del filato.

10. L’uso di materiali da costruzione a base di canapa dovrebbe essere incentivato sia nel settore pubblico che in quello privato, con obiettivi chiari per la sostituzione totale o parziale di altre alternative meno sostenibili.
• L’UE dovrebbe imporre requisiti più severi negli appalti pubblici e fissare obiettivi ambiziosi per il raggiungimento di emissioni zero nell’UE e nelle amministrazioni nazionali.
• I consumatori e gli operatori dovrebbero ottenere chiari vantaggi economici dall’uso di tali prodotti, come agevolazioni amministrative, incentivi all’acquisto o altro.

Leggi QUI il documento integrale.





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