indiani guaraniLa denuncia arriva da un gruppo di missionari che vivono con loro nel cuore dell’Amazzonia brasiliana. O meglio, di ciò che ne resta. Un genocidio silenzioso, lento ma implacabile, sta facendo strage dei popoli indigeni Guarani Kaiowà.

L’espansione selvaggia delle piantagioni di canna da zucchero, destinate soprattutto alla produzione di alcol combustibile, è triplicata negli ultimi anni in Mato Grosso do Sul, nel centro-ovest del Brasile.

Un’enorme fetta di foresta è andata persa e con essa è messa in discussione l’esistenza delle grandi comunità indigene che la popolavano. Queste terre dovevano essere riconosciute proprietà dei Guarani. Lo prevedeva la Costituzione brasiliana.

Ma un’incredibile burocrazia e la pressione dei produttori, il loro lobbismo, hanno di fatto bloccato questo processo. Allo stesso tempo, in un clima di violenza crescente, una gran quantità di terre è stata strappata agli indigeni.

Li si è costretti a fuggire dai luoghi natii, li si è trasformati in manodopera a basso costo per le piantagioni e molte, troppe, volte li si è utilizzati in forme di autentica schiavitù.

La situazione è gravissima, negli ultimi 12 anni 687 indigeni si sono suicidati, soprattutto giovani che avevano perso in un colpo solo il loro mondo e la speranza. Altri 390 sono stati assassinati. Negli ultimi due mesi i Guarani- Kaiowá hanno sofferto almeno 15 attacchi da parte di paramilitari, di milizie formate dai “fazendeiros” e dai loro sicari.

Gli attacchi più recenti hanno portato alla morte di un leader indigeno, Simeão Vilhalva, e sono sfociati in casi di tortura, in numerosi stupri e nel ferimento di bambini e anziani. Uno scenario allarmante tanto che l’Associazione brasiliana di antropologia (Aba) non ha esitato a parlare di “genocidio” in corso per i Guarani-Kaiowá.





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