HipHop skillz

Il Leader

gue pequeno popstarIl 29 settembre 2015, a quattro mesi di distanza dalla pubblicazione, “Vero” è stato insignito del Disco d’Oro. Un nuovo traguardo che sancisce l’en plein per Guè Pequeno in veste solista, addirittura Disco di Platino col precedente “Bravo ragazzo“. Mentre è in arrivo la Royal Edition dell’ultimo lavoro, contenente una serie di inediti, proviamo a capire cosa sta cambiando nella vita artistica dell'(ormai ex) rapper dei Club Dogo, a partire dai suoi social network.

Lo squalo di Instagram

Non è una novità che Guè sia uno squalo – uno in grado di cannibalizzare strafottendosene – anche in questo campo. Le foto pubblicate su Instagram sono rimbalzate su diversi rotocalchi, specie ai tempi delle chiacchierate relazioni con Nicole Minetti (qui) e Natalia Bush (qui), e tra i tre maggiori social l’artista milanese raccoglie 1 milione e 700 mila followers, al momento ancora lontani dai 3 milioni e passa di Fabri Fibra, ad esempio. I profili virtuali di Guè Pequeno ci raccontano anzitutto un poco velato cambio di rotta: nessun riferimento a Hip Hop italiano e colleghi rapper, se non con pubblicazioni canzonatorie sotto forma di meme (vedi).

@Therealgue, il suo Instagram cliccato da 500k utenti, è costantemente aggiornato. Ultimamente lo troviamo spesso in palestra (qui), in piscina (qui) o in ristoranti gourmet (qui). Istantanee della vita di un benestante che produce e fattura (qui) e che – chiaramente – sboccia (qui). Nelle ultime settimane si è trasformato in modello (qui) e in attore (qui). L’incombenza del rap, per lo meno la performance dei suoi brani, è lasciata ad avvenenti ma poco intonate fans (qui). Quel rap che si è ridotto ad essere una delle tante occupazioni di un ottimo imprenditore di se stesso, ma non più la sola, non più la più importante. Stiamo assistendo alla transizione da rapstar a popstar, intesa come personaggio a tutto tondo? Parrebbe proprio di sì, ma non senza forzature.

Una foto pubblicata da Gue Pequeno (@therealgue) in data:

Popstar

Per “Vero Royal Edition“, oltre ai rituali instore previsti in tutta Italia, c’è novità riguardo le modalità per assistere ad un live del tour. Sarà possibile acquistare, per alcune date, un “Vip Pack” che include biglietto del concerto, ingresso anticipato, pass laminato, poster autografato e meet & greet con lo stesso Guè – per un totale di 70,70 €. Non una novità assoluta: la memoria di Google ricorda che il pacchetto è stato già sperimentato da U2, Taylor Swift e One Direction, star planetarie con folle oceaniche al seguito, per le quali si arriva a spendere 500 euro pur di entrare nel backstage pre-show o per un’esclusiva cena in uno spazio privato. Ognuno coi propri soldi fa ciò che vuole ma, lungi dal giudicare o demonizzare, questa ha tutta l’aria di essere l’estremizzazione del groupismo. Qualcosa di molto vicino al culto della personalità che, nel caso di Guè Pequeno, appare come imposto forzatamente, rischiando dunque di trascendere nel leaderismo, letteralmente la tendenza ad imporsi come leader. Non è dato sapersi se si è fatto i conti con la reale e attuale utenza dell’artista milanese, tuttora giovanile, e se la stessa, oltre all’esborso per l’instore, ne valutasse uno ancora maggiore “solo” per un live. Di certo, pare essere questo l’espediente più superfluo e materialista generato dalla mainstreamizzazione del rap.

Scrollarsi di dosso ciò che concerne l’Hip Hop italiano e anteporre sempre più spesso la forma e l’estetica alla sostanza – non si spiegherebbe altrimenti la sgangherata cover, nonché colonna sonora di un cine-panettone, con Peppino Di Capri – risultano essere scelte funzionali alla figura che Guè sta cercando di configurare arbitrariamente. Che sarà quella di una popstar a 360 gradi, à la Kanye West per intenderci, nelle molteplici vesti di rapper, attore, modello e stilista, oppure “solo” il leader assoluto del rap italiano?





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