Un'immagine di Yogi Krishnanath

Un’immagine di Yogi Krishnanath

“L’utilizzo della cannabis è un dono a Shiva, una delle divinità che come induista debbo onorare”, giustifica così la coltivazione di cannabis che lo ha portato all’arresto Yogi Krishnanath, al secolo Alessandro Pace, noto guru romano trovato con nove piante di canapa coltivate presso il tempio Kalimandir, luogo di preghiera e ritrovo per gli induisti del Lazio, nonché sua abitazione. Krishnanath si trova ora agli arresti domiciliari (presso il tempio stesso) in attesa del processo che si terrà il 22 settembre, nel quale ha intenzione di difendersi rivendicando gli scopi religiosi del suo consumo di cannabis.

NON HO CERCATO DI IPNOTIZZARE NESSUNO. Il guru – raggiunto al telefono dalla redazione di Dolce Vita – ha anche precisato le circostanze in cui è avvenuto l’arresto, smentendo la notizia pubblicata dalle agenzie di stampa secondo cui avrebbe tentato di ipnotizzare i carabinieri per salvarsi dall’arresto. “Mi hanno dipinto come fossi un giullare tipo il mago Silvan, ma figuriamoci se ho tentato di ipnotizzarli, io ho continuato a fare quello che faccio sempre, pregare”. Mentre anche la quantità di cannabis sequestrata (secondo i comunicati quasi un chilogrammo) viene contestata: “Hanno pesato anche le foglie e gli arbusti delle piante, in realtà le resine ammontavano a qualche decina di grammo”.

IL CONSUMO DI CANNABIS E’ UN ATTO RELIGIOSO. Yogi Krishnanath precisa anche che nessun arresto o persecuzione lo porterà a smettere di coltivare e consumare cannabis. “Io onoro il dio Shiva – spiega – e la cannabis è una delle cinque piante sacre che sono tenuto a portargli in dono, Shiva desidera che la cannabis gli venga offerta, non importa in quale forma, se bruciata, posta ai piedi della sua statua o fumata dinnanzi a lui. Ad ogni modo il mio è un consumo religioso che sono tenuto a fare in qualità di santo induista”. Yogi Krishnanath è infatti, realmente, un guru induista ufficialmente riconosciuto e seguito da un grande numero di fedeli.

IL TEMPIO PER ORA RIMANE CHIUSO. Visto che il tempio Kalimandir è anche il luogo dove Yogi Krishnanath ha residenza, la misura cautelare degli arresti domiciliari ha comportato anche la chiusura del tempio ai fedeli. “Ogni giorni un centinaio di fedeli induisti arrivano qua da tutto il Lazio per pregare – racconta Krishnanath – ed ora non possono accedere al loro luogo di preghiera il cui cancello fino ad oggi è sempre stato aperto giorno e notte per permettere a tutti di accedere. Quello che è stato messo in atto rappresenta una persecuzione religiosa”.





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