In Italia la cannabis terapeutica è di fatto irreperibile per i malati ormai da mesi, ora il Ministero della Difesa per correre ai ripari ha pubblicato una sorta di bando per le aziende produttrici di cannabis: fornire allo stato italiano 100 chilogrammi di cannabis con un massimale di spesa previsto in 573.770 euro più iva.

La decisione è arrivata dopo le proteste delle associazioni dei pazienti, che da mesi vedono compromessa la continuità delle terapie. La produzione della cannabis di stato, affidata all’Istituto farmaceutico militare di Firenze, si è rivelata profondamente insufficiente, così come la quantità di cannabis da importare prenotata dal ministero della Salute alla casa farmaceutica olandese Bedrocan, che da tempo ha sospeso le forniture all’Italia dopo visto il raggiungimento della quota di 200 chili che era stata riservata al nostro paese (in quanto giudicata erroneamente sufficiente dal ministero).

Al bando pubblicato dal ministero italiano hanno risposto solo due aziende tedesche, una delle quali esclusa per non meglio specificate “irregolarità nella proposta”. Altri 100 chilogrammi di cannabis terapeutica arriveranno quindi a fornire i malati italiani. Una buona notizia che però getta ancora una volta luce sull’incompetenza con la quale tutta l’operazione è stata gestita in questi anni dal governo.

Un’immagine della lavorazione della cannabis all’interno dello Stabilimento farmaceutico militare di Firenze

Era il settembre 2014 quando le ministre della Difesa e della Salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin stabilirono che la cannabis terapeutica italiana dovesse essere prodotta solo dall’Istituto militare di Firenze, negando la possibilità dell’autocoltivazione per i malati così come la nascita di imprese e consorzi produttori privati. A tre anni di distanza l’intera operazione si è dimostrata fallimentare: la produzione è andata a rilento e solo a dicembre 2016 le prime scorte sono arrivate nelle farmacie, dimostrandosi fin da subito insufficienti ed anche provocando forti dubbi tra i malati circa la qualità del prodotto. Un quadro al quale poi si sono aggiunte anche le proteste delle farmacie, costrette a vendere la cannabis sottocosto.

L’intera faccenda è stata pianificata con un dilettantismo indegno di un paese civile, ovviamente sulla pelle dei malati che da mesi faticano a trovare la cura alla quale hanno diritto. Ora questa nuova “pezza” che porterà sollievo per qualche settimana, a fronte di un esborso notevole per tutti i cittadini, visto che la cannabis verrà pagata 5.737 euro più iva al chilogrammo. Cifra che ha provocato le accuse dei Radicali, che in un comunicato hanno accusato il governo di cercare di riparare ai propri errori facendo pagare a tutti i cittadini la cannabis mancante a “un prezzo analogo del tartufo bianco di Alba”.

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