marijuana_cannabisIl Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge regionale della Campania che autorizza l’uso terapeutico della cannabis. Secondo quanto si legge in una nota pubblicata sul sito del Governo, la norma contenuta nel testo di legge che prevede anche «la promozione della ricerca e di azioni sperimentali prodromiche alla produzione da parte di soggetti autorizzati» contrasterebbe di fatto con i principi fondamentali in materia di tutela della salute.

È la prima volta che il governo Renzi decide di opporsi a una legge regionale sulla cannabis medica (cosa che invece era avvenuta quasi sistematicamente con i governi Letta e Monti). E il comunicato diffuso non chiarisce fino in fondo le motivazioni della scelta, che non mancherà di sollevare polemiche.

La legge (n.27 del 08/08/2016) venne approvata dal consiglio regionale della Campania all’unanimità e si presentava piuttosto avanzata rispetto a molte altre leggi regionali. In particolare concedeva facoltà ai medici di base di prescrivere cure a base di cannabinoidi non solo per le malattie gravi come alzheimer o sclerosi multipla, ma ampliava la lista anche a patologie come ansia, diabete e artrite e a sintomi come nausea e vomito.

Probabile che al Consiglio dei Ministri sia stata rigettata questa concezione “ampia” del diritto alla cura con i cannabinoidi. La legge italiana, infatti, al momento permette la prescrizione di cannabis solo per poche patologie gravi e solo nel caso in cui tutte le altre medicine “convenzionali” non abbiano avuto effetti soddisfacenti.

Il Consiglio dei Ministri con questa decisione non si oppone solamente alla Regione Campania ma si oppone di fatto a tutta la ricerca scientifica, che ha dimostrato in maniera ormai incontrovertibile l’efficacia della cannabis nel trattamento delle patologie previste dalla legge campana.

Con l’impugnazione della legge si apre ora una causa tra Governo e Regione Campania, che verrà risolta con una sentenza della Corte Costituzionale, la quale potrà stabilire la liceità della legge oppure dare ragione al Consiglio dei Ministri dichiarandola nulla.





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