Dopo l’approvazione della legge nazionale sulla filiera della canapa, si comincia a fare sul serio. Il 28 febbraio assieme ai rappresentanti delle diverse realtà che trattano la canapicoltura nel nostro paese, siamo stati invitati presso il Mipaaf (ministero politiche Agricole, Alimentari e forestali) per un primo incontro tecnico in vista dell’apertura dei lavori per i decreti attuativi e/o le circolari ministeriali che chiariranno le diverse criticità che la legge lascia in sospeso.

Il primo ostacolo che dovremmo superare è sicuramente il quantitativo massimo di THC che può essere presente negli alimenti, sia per “contaminazione” come avviene per i derivati del seme (olio, farina) che dovranno essere espressi in mg (parte/milione), ma soprattutto per tutti quei alimenti che possono essere arricchiti con materiale vegetale (es: tisane, birra, ecc..) che ad oggi il ministero non ha interesse a regolamentare per paura di invadere l’ambito della legge sugli stupefacenti n.309/90; la speranza e poter rientrare con quest’ultimi nella lista degli integratori alimentari.

Gli stessi problemi sono emersi per l’uso delle infiorescenze, oli essenziali e per le eventuali estrazioni dei cannabinoidi che trovano contrario il ministero della Salute, che ha il timore che un derivato della canapa possa essere un sostituto dei medicinali oggi in produzione presso l’istituto chimico militare di Firenze; i rappresentanti dalle aziende hanno tenuto a sottolineare più volte l’importanza di questa parte del mercato per l’agricoltore che potrebbe valorizzare la sua cultura 10 volte il valore attuale. Non dimentichiamoci che siamo parte della UE e che un divieto in questo campo creerebbe una concorrenza sleale nel mercato comunitario UE dove oggi vediamo la nascita di moltissime aziende che si dedicano alla produzione e lavorazione delle infiorescenze di canapa certificata, escludere l’Italia da questo mercato sarebbe un grosso sbaglio.
Come era prevedibile si è parlato della necessita della creazione di impianti di prima trasformazione della bacchetta su tutto il territorio italiano, in modo da poter trasformare la fibra e il canapulo direttamente nel territorio di origine, con conseguente risparmio per i trasporti.

Grazie alla presenza di un rappresentante del Crea, ci si è potuti confrontare sulla grave dipendenza che oggi l’Italia ha sulle sementi straniere; il Crea si è reso disponibile a ricercare nuove varietà italiane da poter certificare e far produrre da ditte sementiere.





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