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A normalizzazione avvenuta il 10% della popolazione mondiale sarà disposto all’utilizzo di cannabis per motivi diversi. 500 milioni di persone che consumano 1 grammo al giorno a un prezzo tassato di 10 euro fanno 50 miliardi al giorno. Sono 18mila miliardi l’anno, equivalenti al PIL dell’Unione Europea. Anche inserendo cifre più conservative questi calcoli fanno leccare i baffi a molti.

FARMACI, ALCOLICI E TABACCO SCOPRANO LE CARTE. L’industria della cannabis legale triplica le sue dimensioni anno dopo anno. Le corporation hanno sufficiente potere economico per appoggiare leggi e normative che non vanno necessariamente nella direzione di un uso responsabile: il 20% degli utilizzatori di cannabis sono intensivi e pesano sul mercato per quasi il 70% dei consumi, esattamente come succede per tabacco, alcol e farmaci. Multinazionali vecchie e nuove vorranno fidelizzare ed estendere questa percentuale di consumatori a rischio, dai quali arriveranno i maggiori profitti.

FRA COLORADO E CANNABIS SOCIAL CLUB. Il CSC è una soluzione temporanea al problema della commercializzazione della cannabis. Un approccio più orientato alla salute dei consumatori rispetto a quello americano, ma se non ci sono soldi in ballo non si capisce perché ultimamente tutti corrono a lavorare per un CSC. Resta l’unico modello per ora accettabile dalle nazioni europee, ma a differenza degli esperimenti in USA avvalorati da dati e statistiche, dalla Spagna arrivano poche informazioni utili a comprendere l’efficacia del sistema cannabis club.

ECONOMIE DI SUSSISTENZA IN AFRICA E MEDIO ORIENTE. Se il modello CSC funzionerà i nostri governi chiuderanno l’importazione illegale dall’estero. Intere popolazioni contadine che non conoscevano la coltivazione della cannabis vedono oggi questa coltura come unica speranza di sopravvivere a guerre, integralismi e poteri politici corrotti. Accade in Siria, Turchia sud orientale, Africa. Le coltivazioni libanesi sono rinate. I contadini le proteggono con armi anticarro e antiaeree. Queste centinaia di migliaia di vecchi e nuovi coltivatori andranno inserite in un nuovo mercato locale e internazionale, altrimenti assisteremo a rivolte causate dal crollo dei prezzi e della domanda occidentale. In Paesi come Albania, Marocco, Libano e Pakistan il valore della coltivazione di cannabis va dal 10 al 50% del prodotto interno nazionale. Stanno tutti considerando la legalizzazione, nessuno vuole farla per primo ma nessuno vuole arrivare ultimo.

AMERICANNABIS ED EUROCANNABIS INDOOR. La svolta autarchica sulla cannabis in America e fra breve in Europa risulta in una singola sigaretta medica da coltura indoor equivalente a un chilogrammo di emissioni di CO2 o a una lampada da 100 watt accesa per 20 ore, oppure a 30 chilometri in automobile. Pronta al consumatore, la cannabis indoor ha emesso anidride carbonica pari a 4mila volte il suo peso, senza contare l’impatto ambientale dei fertilizzanti. Con la legalizzazione molte coltivazioni tornerebbero all’aperto, riducendo prezzi e inquinamenti.

TASSE SU UNA COMMODITY AGRICOLA. Il crollo dei prezzi conseguente alla legalizzazione potrebbe arrivare anche al 90% favorendo l’aumento del numero di utilizzatori e della quantità pro-capite. Secondo molti analisti i governi devono regolare il mercato in modo da sostenere i prezzi per minimizzare l’aumento di consumo, mantenendo però condizioni favorevoli rispetto al mercato nero. Serviranno quindi tasse all’acquisto e alla licenza di coltivazione. In questo modo la legittimità della cannabis potrà finanziare sanità, educazione, prevenzione e riduzione del danno, contrasto al narcotraffico.

RESPONSABILITÀ DEI CSC. Autoproduzione e Cannabis Social Club sono modelli europei di transizione. Dopo che i CSC avranno dimostrato la sostenibilità sociale della cannabis resterà ai governi il problema della sua commercializzazione. Avranno di fronte un’industria che fuori dall’Europa avrà già sviluppato processi certificati e replicabili ovunque, adeguati a un mercato globale e differenziato. Aziende in grado di raggiungere tutti i tipi di consumatori con prodotti cannabinoidi su misura. Se la completa normalizzazione verrà ritardata i Cannabis Social Club non potranno evitare un mercato nero sia dell’hashish economico africano e mediorientale, sia dei nuovi estratti industrializzati americani o domestici. Il male minore resta una rapida e ben regolamentata commercializzazione della cannabis.





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