Titolo sensazionalistico (e acchiappaclick) e pessima informazione. Potremmo riassumere così l’articolo apparso nei giorni scorsi su Repubblica.it che raccontava, male, uno studio italiano pubblicato a marzo sulla rivista scientifica Plos One.

Nell’attacco del pezzo viene ribadito ciò che era stato riassunto nel titolo: “Il fumo di cannabis crea danni polmonari simili a quelli provocati dal tabacco, ma in un tempo decisamente inferiore”. Solo che, in tutto lo studio scientifico, non c’è una singola parte in cui i ricercatori abbiano fatto un’affermazione simile. Anzi. Confrontando l’articolo scientifico e quello giornalistico, è impossibile non notare come i numerosi passaggi in cui i ricercatori esprimono dubbi sia sulla difficoltà di separare gli effetti del tabacco dal quelli della cannabis e altre perplessità, queste spariscano dall’articolo del giornalista, che invece, nello stigmatizzare i danni potenziali della cannabis, sembra avere solo certezze.

E questo nasce da un grande problema di fondo: i ricercatori nello studio spiegano di aver analizzato i dati, in uno studio retrospettivo, di 112 pazienti affetti da pneumotorace, una patologia polmonare complessa che comporta un’operazione chirurgica, dopo averli divisi in 3 gruppi: 39 fumatori di cannabis, 23 fumatori di tabacco e 50 non fumatori. Ma c’è un “ma”. I ricercatori nel loro articolo puntualizzano più volte una cosa: dei 39 fumatori di cannabis, 37, e cioè il 95%, fumavano anche tabacco. “Nella nostra popolazione la maggior parte dei fumatori di cannabis fumava anche tabacco (37/39, 95%). Da notare che il gruppo dei fumatori di cannabis utilizzava una quantità di tabacco simile a quella dei fumatori di solo tabacco (mediana 6 pacchetti/anno in entrambi i gruppi)”. Un’informazione fondamentale, che Repubblica si è dimenticata di dare, o che forse, avrebbe stonato con l’intento di spaventare il lettore. Non solo, perché, dopo aver puntualizzato questo aspetto, i ricercatori vanno oltre, spiegando che la cannabis viene fumata “senza filtro”, caratteristica che “porta ad un’erogazione di catrame in media quattro volte maggiore”, sottintendendo che questo possa essere un motivo di eventuali danni.

Secondo i ricercatori proprio il fatto che il gruppo di fumatori di cannabis consumi la stessa quantità di tabacco del gruppo dei fumatori di solo tabacco, è una condizione sufficiente per indicare i danni della cannabis, indipendentemente dall’uso concomitante di tabacco, ma è un’affermazione che fanno loro. E lo fanno poco prima di ammettere, loro stessi, i limiti di questa ricerca. “Questo studio retrospettivo ha alcuni limiti“, si può leggere nello studio. “Includeva solo pazienti che si sono sottoposti a un’operazione per pneumotorace, quindi i sintomi e le lesioni polmonari possono essere più gravi che nella popolazione generale. Pertanto, i nostri risultati non possono essere estesi all’intera popolazione di fumatori di cannabis altrimenti sani. Il punteggio per la misurazione delle lesioni bollose nella TAC è stato precedentemente riportato, ma non è stato ancora convalidato. Anche il nostro metodo per misurare l’esposizione alla cannabis non è stato ancora convalidato. A causa dell’uso concomitante di cannabis e tabacco, non siamo riusciti a rilevare definitivamente un effetto isolato della cannabis, anche se i confronti incrociati tra i tre gruppi suggeriscono un effetto predominante della cannabis per alcune variabili”. Oltre a spiegare i limiti evidenti di questo studio scientifico, sono loro stessi a scrivere che i risultati “non possono essere estesi all’intera popolazione di fumatori di cannabis altrimenti sani” e che: “A causa dell’uso concomitante di cannabis e tabacco, non siamo riusciti a rilevare definitivamente un effetto isolato della cannabis”. Quindi tanti dubbi e poche certezze, al contrario dell’articolo di Repubblica.

Anche perché, studi sugli effetti polmonari del fumo, separando quelli della cannabis da quelli del tabacco, sono già stati fatti e hanno dato risultati completamente differenti.

In uno studio del 2018 pubblicato su Chronic Ostructive Pulmonary Diseases, si legge che: “Le relazioni che abbiamo riscontrato tra l’uso del tabacco e gli esiti polmonari concordano con una vasta serie di ricerche sulle conseguenze polmonari avverse del fumo di tabacco. Né l’uso corrente di cannabis né quello precedente è associato ad un aumento del rischio di tosse, respiro sibilante o bronchite cronica rispetto ai non utilizzatori di marijuana. Gli attuali ed ex fumatori di marijuana avevano un FEV1 (volume espiratorio forzato) significativamente più alto se paragonato a chi non aveva mai fatto uso. Sia l’uso corrente di cannabis che quello precedente era associato ad un numero significativamente inferiore di enfisemi se paragonato a chi non aveva mai fatto uso, anche dopo aggiustamento per età, anni passati a fumare tabacco e indice di massa corporea. In accordo con altri studi pubblicati, anche noi non abbiamo conferme del fatto che l’uso di cannabis sia associato a malattie polmonari ostruttive”. Non solo, perché secondo i ricercatori: “Studi longitudinali precedenti realizzati per valutare gli effetti dell’esposizione al fumo di cannabis a lungo termine sulla funzione polmonare avevano evidenziato che l’uso di cannabis non è positivamente associato ad un aumento dell’incidenza della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), del cancro ai polmoni o ad altri significativi effetti dannosi sulla funzione polmonare”.

In uno studio precedente, in cui 350 adulti erano stati divisi in quattro gruppi (quelli che hanno fumato cannabis, ma non tabacco (n = 59), fumato sia cannabis che tabacco (n = 88), fumato tabacco, ma non cannabis (n = 80) o utilizzato nessuna delle due sostanze (n = 123, gruppo di controllo)), gli autori hanno concluso che “le misure della salute generale hanno dimostrato un modello in cui i gruppi di controllo e di sola Cannabis tendevano a riportare una salute migliore, mentre i due gruppi di fumatori di tabacco risultavano peggiori.” Hanno anche osservato che: “La miscelazione della cannabis con il tabacco può sinergicamente compromettere la salute”.

Secondo uno studio pubblicato nel 2017 sull’European Journal of Cardio-Thoracic Surgery l’uso di cannabis non dovrebbe escludere i pazienti dalla donazione di polmoni. La ricerca suggerisce che i consumatori di cannabis possano donare i polmoni, e che i polmoni dei donatori scelti con cura funzionano altrettanto bene quanto i polmoni “sani”.





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