Moltissimi consumatori di cannabis sono costretti giornalmente a ricorrere al mercato nero per acquistare qualche canna. I rischi collegati a questo tipo di pratica sono molteplici e una recente ricerca scientifica, condotta dall’Università Complutense di Madrid e pubblicata su Forensic Science International, lo ha chiaramente dimostrato.

Lo studio compiuto è consistito nell’analisi in laboratorio di 90 campioni di resina di cannabis (hashish) rimediati, appunto, per le strade della capitale spagnola. I risultati ottenuti dopo i test evidenziano la presenza di diversi agenti contaminanti all’interno del fumo, per la precisione nel 88% dei campioni analizzati. I ricercatori affermano inoltre che la forma dell’hashish acquistato – confezionato in ovuli o a tavoletta – determina il tipo di adulterazione; in cifre significa che nel 64% dei campioni di fumo col formato “ tavoletta” c’era traccia di agenti contaminanti esterni, mentre nel 93% dei campioni di fumo “a ovuli” la contaminazione era di tipo microbiologico. Per la precisione, i ricercatori hanno individuato quantità preoccupanti del batterio Escherichia coli, ovvero quello che si trova normalmente nell’intestino umano e nelle feci.
Purtroppo tutto ciò non dovrebbe sorprendere, visto e considerato che trasportare il fumo all’interno del corpo, chiaramente avvolto in vari strati di cellophane, è uno dei metodi più utilizzati per contrabbandarlo.

Lo studio conclude dunque che l’88% dell’hashish acquistato in diverse zone di Madrid non è adatto al consumo e, di conseguenza, che la vendita illegale di fumo costituisce un problema di salute pubblica.





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