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File sharing, condivisione, scambio, l’allegro – e illegale – scaricar dalla rete. Chiamatelo come volete, ma l’evoluzione della tipica pratica del registrarsi la “cassetta”, il vinile, il cd o il film, è ormai diventata oggetto di mille controversie – soprattutto legali – e di qualche attenta e mirata mossa politica. Oggi questo “passarsi” materiale culturale, confinato un tempo appunto alla musica, ai film in VHS o a quintali di fotocopie, reso possibile già allora dalla diffusa commercializzazione di apparecchiature e di supporti atti alla copia, grazie a – o a causa di internet, interessa diversi settori della cultura e, ovviamente, soprattutto chi la gestisce a livello di business. Si moltiplicano le notizie dalla rete, che riguardano casi di azioni legali mosse da grosse major (discografiche e cinematografiche), o da enti quali la RIAA (l’omologa SIAE americana) ai danni soprattutto di singoli individui, a volte minorenni, colpevoli di aver scaricato o condiviso files protetti da copyright. Si assiste anche sempre più a casi di download di anticipazioni, film cioè appena usciti al cinema (o in procinto di uscire) e già disponibili su internet. E’ questo il frutto dell’evoluzione tecnologica, ma soprattutto dell’ingegno che porta alcune persone ad entrare al cinema muniti di telecamera (nonostante i sistemi di controllo) per realizzare una copia del film in questione, e condividerlo.

Tutti questi atteggiamenti sono ritenuti dannosi da chi detiene il “potere” dell’intrattenimento: la motivazione di base? L’ipotetica perdita di profitto, calcolata sulla quantità di persone che scaricano il file e non pagano le “royalties” di un supporto originale… Ma sono in molti a non pensarla così. Sembrerebbe essere in atto infatti un’inversione di tendenza. Inizialmente, alcuni artisti non molto tempo fa, scelsero la condivisione dei propri pezzi in formato mp3, come vettore di diffusione di un nuovo album, rendendo disponibili tracce intere o diverse tracce tagliate in forma demo; mentre l’album intero è acquistabile in formato mp3 o sul classico supporto cd.

Ultime notizie riguardano alcune major che, abbandonato l’atteggiamento ostile (che in effetti non ha portato grossi risultati, sia in termini legali, che di immagine) mantenuto e sostenuto invece da altre, hanno iniziato a sondare il mercato della vendita e della diffusione sponsorizzata di files e compilation mp3 su diversi siti. Quindi dal clima di attacco e condanna del “furto di copyright”, si passa alla gestione, questa volta legale, della diffusione di opere protette da diritti d’autore. Questo anche perché forse le major hanno capito che la condivisione non danneggia, anzi secondo alcuni il download e l’ascolto di un album, o di una sua parte, e la visione in anteprima un DivX di un film di fresca uscita, può fare in modo che ne vengano descritte le caratteristiche a familiari ed amici, e ad altri utenti sulla rete, invogliando le persone a ricercare i contenuti di valore e qualità. Staremo a vedere gli ulteriori sviluppi, in ragione anche del fatto che alcune piattaforme nate inizialmente per contrastare lo strapotere e diffondere files, come Pirate Bay, oggi distribuiscono contenuti gratuiti e legali, forniti e sponsorizzati proprio dalle major; addirittura alcune radio studiano i dati di gradimento di questi download e compilano la loro scaletta basandosi sul monitoraggio dei pezzi più scaricati.

In Italia di recente qualcosa si muove anche a livello giuridico e politico. Alcune sentenze, emesse durante l’estate, assolvono indirettamente gli utenti, e bloccano procedure di richiesta di risarcimento avanzate ai provider, da alcune società che avevano scoperto condivisioni illegali tra gli utenti internet. Occorre poi constatare che i ritmi di crescita sono in costante aumento, così come nel resto d’Europa (soprattutto in U.K.).

E’ poi degli inizi di agosto la notizia che un parlamentare della Rosa nel Pugno, Marco Beltrandi, ha presentato una proposta di legge nella cui sostanza si chiede la legalizzazione del file sharing, facendo leva sul fondamento della libertà e del diritto alla cultura, e alla sua diffusione. Spiega Beltrandi: “Oggi le legislazioni nazionali sono gravemente sbilanciate sul versante della sicurezza, causando un pesante sacrificio alla libertà di accesso ai contenuti, all’informazione, alla conoscenza. Si profila il rischio che il diritto d’autore, nato a garanzia dell’innovazione e del progresso sociale ed economico, divenga in alcuni casi un elemento di negazione della libera circolazione delle idee, delle opere, dei contenuti”.

Questa iniziativa, viene mossa in contrasto all’attuale legge che considera reato penale la sola condivisione di files; solitamente, dove non si riesce a perseguire penalmente, lo si fa a livello di responsabilità civile e di risarcimento “danni” ai detentori dei diritti interessati. E in tutto questo, la questione “privacy” sembra avere sempre più un ruolo marginale. Di fatto, questa proposta di legge mira anche ad una legalizzazione della condivisione senza scopo di lucro, alla nascita e allo sviluppo di diverse possibilità commerciali, prima fra tutte quella per il pubblico di poter pagare un prezzo ragionevolmente minore di quello attuale, per una qualsiasi opera.

Aspettando di vedere quel che succederà nell’imminente autunno, e di assistere agli sviluppi sia di materia legale che tecnica, vi invitiamo a scaricare… responsabilmente!

a cura di Maurizio Birocchi
fonte: punto-informatico.it





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