Sebastian Marroquin

“Finché non ci sarà la legalizzazione, ci sarà il narcotrafficante. È una conseguenza logica. La politica crede che la proibizione sia la soluzione ma in realtà non lo è, anzi rafforza le attività illecite. Tra l’altro, io credo che i politici lo sappiano, ma è un grande affare anche il proibizionismo, è molto lucrativo”.

Parole che abbiamo sentito e riproposto spesso, ma che questa volta fanno più rumore perché pronunciate da Sebastian Marroquin, ovvero il figlio del celeberrimo narcotrafficante Pablo Escobar.

Sebastian Marroquin aveva appena 16 anni il 2 dicembre 1993, quando il padre venne ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia colombiana. Da allora ha cambiato nome, si è trasferito all’estero e si è creato una posizione come architetto.

Tuttavia non ha smesso di riflettere sul narcotraffico e sulla carriera criminale del padre, tanto che ora si presenta sulle scene con una conferenza-spettacolo che promette di gettare una nuova luce sulla vita di Escobar e, più in generale, sui lati oscuri della guerra alla droga in Colombia. La prima europea dello spettacolo si terrà in Italia, al teatro Brancaccio di Roma, il 21 settembre.

In vista di questo appuntamento ha rilasciato un’intervista all’agenzia Agi nella quale si occupa appunto di sottolineare come il proibizionismo sia senza ombra di dubbio il miglior alleato del narcotraffico.

Molto interessanti anche le sue parole sul fallimento della war on drugs, che in decenni di applicazione non ha fatto altro che permettere di proliferare ai cartelli della droga senza riuscire in nessun modo a far diminuire i consumi di sostanze a livello mondiale. “Per cercare di risolvere il problema della droga bisogna partire innanzitutto dalla società – ha dichiarato – il problema non è militare, ma di salute pubblica. Non si può risolvere con le mitragliatrici, ma cambiando le leggi. Per cambiare la situazione, occorrono nuove regole che tengano conto dei disagi sociali. La violenza non può che generare altra violenza”.

Parole che rispecchiano quelle più volte pronunciate da altri ex protagonisti diretti del narcotraffico, come nel caso del leggendario Boston George che in una intervista esclusiva a Dolce Vita dichiarò – con parole simili – che la war on drugs è stata innanzitutto “un grande business grazie al quale tutti sono ingrassati”. Parole sulle quali sarebbe ora di iniziare a riflettere una volta per tutte.

Sebastian Marroquin e il padre Pablo Escobar in una foto d’archivio





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