La corsa dei cavalli si tiene in due periodi: il primo verso l’11-12 luglio, anniversario della rivoluzione mongola del 1921, dove si celebra il Nadam: festival che richiama centinaia di migliaia di mongoli e turisti da tutto il mondo e raccoglie un’eredità culturale che, da Gengis Khan, arriva ai giorni nostri.

Il secondo periodo in cui si ripropone è prima di un matrimonio in segno di buon auspicio.

Il luogo dell’avventura è la steppa. Cavalli dappertutto: a destra, a sinistra, sulle pianure. È una sfida molto sentita soprattutto dalle famiglie che rimangono intorno agli altari a bere l’Airag, il latte fermentato di cavalla alcolico, mentre altri seguono la corsa, in sella alle loro moto o all’interno dei fuoristrada.

Per i piccoli cavallerizzi, di età compresa tra i 5 e i 10-12 anni, non è solo una specie di competizione ma una pura espressione di libertà oltre che l’onorevole rappresentazione di qualcuno che sta per vivere un momento importante come il matrimonio.

La distanza che devono affrontare è lunga al massimo 25 chilometri. Il tracciato, non essendo segnalato, risulta impervio e gli stessi bambini spesso perdono il controllo del proprio cavallo. Le lande della steppa regalano un autentico contesto naturale in cui correre insieme al cavallo, rendendo il tutto più incantevole. Questo porta il bambino a creare un legame indissolubile che difficilmente spezzerà nel corso degli anni.

Oltre ai festeggiamenti, i premi andranno ai primi cinque classificati della gara.





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