E’ una pubblicazione che in un certo senso ci fa sentire meno soli. Non solo perché l’argomento scelto per il primo numero, la cannabis, è una parte fondante della nostra avventura editoriale, ma anche perché l’aver scelto di pubblicare un mensile in quest’epoca in cui l’informazione è sempre di più un confuso mordi e fuggi, ci dice che l’idea di portare avanti il nostro bimestrale cartaceo, non è poi tanto campata in aria.

“L’idea di fare un mensile è un’idea folle”, ha sottolineato il direttore Peter Gomez alla conferenza di presentazione di mensile spiegando che: “Era un’idea folle anche fare un quotidiano cartaceo, così come creare un sito che oggi se la gioca per essere il terzo o quarto sito di news tra quelli che hanno un’edizione cartacea”.

“Portiamo avanti quest’idea perché pensiamo di avere delle cose da dire – ha continuato Gomez – e abbiamo bisogno del tempo e dello spazio per dirle”. L’idea è quindi quella di scegliere un argomento per ogni numero e di declinarlo in tutte le sue sfaccettature, “prima con inchieste e approfondimenti e poi con una parte più fantasiosa e pop“.

Con il claim “Trenta secondi? No, trenta giorni, prenditi il tuo tempo per informarti davvero” è dunque nato un mensile cartaceo che prova a recuperare quel tipo di giornalismo che oggi, complici le schizofreniche tempistiche dettate dalla rete che ci connette tutti, sta praticamente scomparendo. Inchieste lunghe ed articolate, reportage d’autore, molto spazio al sempre più bistrattato lavoro dei fotografi, infografiche ed “uno scrittore al mese che regalerà ai lettori una sua particolare visione del mondo”.

Nel primo numero si parte con un’ampia inchiesta sulla cannabis che si trova nelle piazze di spaccio italiane, con 20 campioni acquistati in diverse città e fatti analizzare in laboratorio, che hanno mostrato come la cannabis di strada sia spesso contaminata da sostanze come funghicidi e metalli pesanti che i consumatori assumono a loro insaputa (per davvero, non come per la casa di Scaiola davanti al Colosseo).

Le storie di medici e pazienti che in Italia, tra mille difficoltà, sperimentano con successo la cannabis terapeutica per alleviare le sofferenze legate a patologie gravissime, dall’epilessia agli effetti collaterali della chemioterapia.

E poi un lungo reportage sulla vicina Albania, principale esportatore di cannabis illegale d’Europa, che racconta come il paese si sta trasformando in un narcostato: “a 80 chilometri dalle nostre coste maggioranza e opposizione, alla vigilia del voto di giugno, si rinfacciano reciprocamente accuse di collusione con i narcos”.

“Questo numero è di fatto dedicato alla libertà ed allo stato etico”, ha continuato Peter Gomez nell’evidenziare che: “la domanda che ci poniamo e su cui ragioniamo con il grande filosofo Giulio Giorello, è: quali ordini ci può dare lo Stato? E, dato che siamo anche un po’ provocatori, abbiamo convinto Giorello a farsi una canna e troverete le foto sul numero”.

FQ MillenniuM nelle intenzioni dei suoi creatori “sarà un mensile da collezione, in brossura, stampato su carta pesante e pregiata. Un mensile che può essere letto oggi o domani perché è fatto di storie senza tempo, che nel tempo sono destinate a restare. Tirato in 120.000 copie, sarà venduto in abbinata obbligatoria con Il Fatto Quotidiano nel solo giorno di uscita a 5 Euro, FQ MillenniuM resterà poi in edicola tutto il mese a 5 Euro”.





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