Il Messico sta procedendo a grandi passi verso la legalizzazione della cannabis. Uno degli effetti più evidenti di questo processo è il cambio di mentalità che si sta verificando in tutto il paese, grazie anche al lavoro e alle parole di personaggi influenti come la senatrice Jesusa Rodriguez, anche regista, attrice e attivista di lungo corso. Questa politica messicana è ben nota in patria per le sue posizioni progressiste in materia di droghe e diritti civili e per essere una grande sostenitrice dell’attuale presidente Lopez Obrador.

In occasione del Foro Marihuana México, tenutosi al Senato della Repubblica lo scorso mese di marzo, la buona Jesusa ha preso la parola e, senza mezzi termini, ha dichiarato che «la cannabis non è una droga ma una pianta sacra come lo sono il peyote o i funghi, per cui bisogna riabilitarla e rispettarla». Sempre durante l’incontro al Senato, ha poi aggiunto che «il Messico deve decolonizzarsi e cancellare il rapporto tra marijuana, narcotraffico e violenza».

A conclusione del suo intervento, e per dimostrare la pochezza delle tesi proibizioniste, la senatrice ha azzardato un parallelismo tra la cannabis e il clitoride: «20 anni fa un’urologa australiana ha scoperto l’anatomia della clitoride e ha pubblicato una descrizione accurata del suo funzionamento. Prima non sapevamo come usarla, beh, con la marijuana succede esattamente la stessa cosa. C’è una disinformazione assoluta sulla cannabis, architettata in modo che la gente non conosca i benefici che la sua regolamentazione può comportare».

Politici dal carattere forte come Jesusa Rodriguez possono sembrare sopra le righe, ma la verità è che si tratta di voci indispensabili, di esempi da seguire per raggiungere obbiettivi comuni a tutta la popolazione.

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