Matteo Renzi come presidente del Consiglio ha trattenuto per sè la delega alle politiche sulle droghe

Matteo Renzi come presidente del Consiglio ha trattenuto per sè la delega alle politiche sulle droghe

Un comunicato di una riga ne ha dato l’annuncio sul sempre meno aggiornato sito del Dipartimento: «Il Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri Paola D’Avena è il nuovo Capo Dipartimento Politiche Antidroga».  Paola D’Avena sostituisce così Patrizia De Rose, protagonista di un anno e mezzo di mandato all’insegna dell’immobilismo.

Paola D’avena, di professione Avvocato, così come la predecessora, non vanta alcuna esperienza, né di lavoro nè di studi e ricerca, sul tema delle droghe e delle dipendenze. Ed allo stesso modo, il suo curriculum, pubblicato sul sito del Governo, ci parla di una carriera tutta spesa all’interno delle istituzioni.

D’Avena lascia il dipartimento per le Politiche di gestione, promozione e sviluppo delle risorse umane e strumentali dove ha ricoperto l’incarico di capodipartimento dal 2014 al 2016, mentre nell’anno precedente ha guidato, sempre da capodipartimento, l’Ufficio di segreteria del Consiglio dei ministri.

La D’Avena all’interno delle istituzioni si è principalmente occupata di risorse umane e, in diverse fonti, viene definita come un «mastino della spesa pubblica». Possibile indizio di come la sua nomina sia dettata più dalla volontà di ridurre i costi del Dpa che non da quella di migliorarne l’efficacia.

D’altronde sul Dpa il silenzio è di fatto calato dall’inizio del governo Renzi. Il quale, prima ha trattenuto per sé la delega sulle politiche antidroga, e poi di fatto non si è mai occupato della questione. Da allora il Dpa assomiglia a un’istituzione fantasma, con un sito non aggiornato, una struttura non chiara nei numeri e nei compiti, e nessuna capacità di relazionamento né con il dibattito politico sulle droghe, né con le comunità di recupero.

Pensando all’epoca in cui al suo vertice c’era il braccio destro di Giovanardi, Giovanni Serpelloni, ed il Dpa veniva utilizzato come cassa di risonanza pseudo-scientifica del proibizionismo, si potrebbe avere la tentezione di rallegrarsi per la caduta in disgrazia dell’ente. Tuttavia esso dovrebbe svolgere ruoli fondamentali come coordinare gli interventi di riduzione del danno e prevenzione, promuovere il reinserimento in società dei tossicodipendenti, fungere da nodo centrale per la rete di associazioni, comunità e SerT e, non per ultimo, essere centro di confronto sull’elaborazione delle poliche sulle droghe.

Una serie di compiti di rilievo fondamentale che in Italia, di fatto, nessuno svolge e che per essere rilanciata avrebbe bisogno di un indirizzo politico che in questa fase storica è del tutto latitante. Avremo modo, nei prossimi mesi, di capire a cosa porterà la nuova guida di Paola D’Avena, ma i presupposti non sono di certo buoni.

 

 





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