Il decreto Lorenzin sulle droghe è stato approvato anche dal Senato ed è quindi legge. Il testo rimane lo stesso approvato alla Camera, senza alcuna modifica, in quanto sul testo è stato posto il voto di fiducia da parte del governo (ottava volta in meno di tre mesi, per il governo Renzi). I voti favorevoli sono stati 155, i contrari 105, nessun astenuto. Tra le misure principali del decreto vi è quindi il reinserimento della cannabis in tabella II, insieme alle droghe leggere, e la riduzione delle pene relative al comma 5 dell’articolo 73 (c.d. piccolo spaccio) ad un massimo di 4 anni: limite che avrà di fatto il pregio di risparmiare il carcere agli incensurati. Le pene per lieve entità non distinguono tra droghe leggere e pesanti, ma sarà compito del giudice graduare la pena tenendo conto del tipo di sostanza.

MOVIMENTO 5 STELLE CONTRARIO. Ha votato contro il provvedimento il Movimento 5 Stelle. Nella dichiarazione di voto, il portavoce Airola, ha sottolineato come il provvedimento sia “una bomba atomica sulla giustizia italiana”, in quanto lascia 24mila detenuti in carcere condannati in base a una legge incostituzionale (la Fini-Giovanardi), e potenzialmente ci potrebbero essere quindi migliaia di ricorsi fatti dalla difesa per ottenere l’abbassamento della pena (nei casi di condanna per droghe leggere, la cui pena torna ad essere da 2 a 6 anni, mentre con la Giovanardi era da 6 a 20) o da parte del Pm per ottenere un inasprimento (nel caso delle droghe pesanti che passano ad avere pene tra 8 a 20 anni, mentre con la Giovanardi il minimo era 6 anni). Altri motivi della contrarietà del M5S sono il fatto che non vi sia distinzione tra droghe leggere e pesanti per i reati di lieve entità, e il fatto che il decreto non sia andato a legiferare su oltre 500 droghe (smart drugs e simili) nate dopo il 2006 e quindi sparite dalle tabelle dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi: “i condannati per spaccio di queste sostanze saranno non solo liberi, ma a questo punto avranno anche ragione di chiedere i danni allo stato”, ha affermato Airola.

GIOVANARDI CANTA VITTORIA. Nonostante il decreto nasca dalla bocciatura della sua legge, e nonostante non sia riuscito nella battaglia di reintrodurre la cannabis tra le droghe pesanti, Giovanardi ha comunque votato a favore del decreto, esprimendo soddisfazione nella sua dichiarazione di voto in aula. “La norma approvata corrisponde pienamente ai principi che ispirarono la Fini-Giovanardi”, ha affermato, “ si conferma, infatti, che l’uso personale di ogni tipo di droga non è reato ma è colpito da sanzioni amministrative, che ogni tipo di spaccio di ogni tipo di sostanza viene penalmente perseguito, e che il tossicodipendente che ha commesso reati va affidato alle comunità di recupero”. Giovanardi ha anche lasciato intendere che la sua battaglia non finisce qui: “Ricordo anche che il Governo ha accolto in Commissioni riunite Giustizia e Sanità un ordine del giorno che impegna il Ministro della Sanità a valutare la pericolosità della cannabis arricchita di ultima generazione, per collocarla in tabella I assieme a cocaina ed eroina”.

 





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