Secondo uno studio pubblicato il 19 febbraio da Carbon Brief, l’emergenza del coronavirus in Cina ha contribuito in modo rilevante alla riduzione di un quarto delle emissioni di C02 nel Paese.

Il progressivo blocco di parte delle attività produttive nelle fabbriche (tra il 15% al 40% nei principali settori industriali), il prolungamento delle ferie per il Capodanno cinese, gli obblighi di isolamento e i limiti alla circolazione – misure decise dal governo di Pechino per arginare il diffondersi dell’epidemia – hanno infatti portato a un sensibile abbassamento dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra, con quest’ultime ridottesi di 10 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2019.

Impossibile sapere se l’andamento continuerà con questo trend o se questo sarà invertito dalla risposta del governo alla crisi. Quel che è certo è che l’emergenza sanitaria sta portando a una decrescita temporanea in tutti i settori di cui, all’interno di  una crisi enorme per le ripercussioni economiche a livello mondiale, si possono cogliere aspetti utili per ripensare il futuro: la diminuzione delle emissioni è un fenomeno che vale la pena monitorare anche solo per comprendere gli effetti che avrebbe sull’inquinamento – non solo in Cina – una riduzione di alcune produzioni.





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