Under Arrest

Attraverso le azioni del Governo, la sostanziale inerzia dei Governi delle Regioni e i risibili quanto inefficaci spot del Consiglio dei Ministri (ma quanto ci costano?) in materia di droghe, non si capisce cosa sta succedendo e quali risultati si vogliono ottenere. Siamo di fronte ad un aumento spropositato di droghe come la cocaina, delle nuove e vecchie sintetiche, come la normalizzazione del consumo di ketamina e un ritorno preoccupante alla diffusione e all’uso di eroina.

Ma come si fa a comunicare con chi è disposto ad assumere un anestetico per cavalli? Chi sta informando le persone che assumono quotidianamente la ketamina dei danni che può causare loro? Chi è che fa capire ai giovani che non hanno visto sulla pelle dei propri amici gli effetti devastanti dell’eroina? I Sert, strutture pubbliche adibite a svolgere questo compito, sono al collasso per mancanza di fondi e per fare spazio ai privati sempre più interessati ad allargare i propri interessi nel business del sociale e della sicurezza, appoggiati da chi hanno sostenuto in campagna elettorale. Quindi troviamo da una parte le istituzioni che non informano in maniera adeguata e capillare, dall’altra leggi in vigore che equiparano tutte le droghe.

In realtà milioni di persone in Italia consumano consapevolmente cannabis, per procurarsela hanno due scelte, piantare due piantine sul balcone o andarla a comprare al mercato nero, capillare e gestito dalla criminalità organizzata, la stessa che uccide i magistrati, attacca lo Stato, la stessa di cui parla il tanto amato (e odiato) Roberto Saviano, autore di Gomorra. La legge in materia di droghe attualmente in vigore in Italia, la Fini-Giovanardi prevede che se mi coltivo da solo due piantine di cannabis rischio 6 anni di galera, se compro 10 grammi di hashish, tagliato con la plastica (è più dannosa ma ha meno THC), finanziando le organizzazioni mafiose, rischio molto meno.

Più è scadente l’hashish o l’erba e meno principio attivo contiene, non conta se contiene sostanze ancor più dannose della droga stessa, l’attenzione al consumatore e alla riduzione del danno non è minimamente presa in considerazione. Ma quale è l’obiettivo di tale situazione? Gli obiettivi sono un intreccio di interessi politici, economici e idealisti, i risultati di queste politiche sono evidenti: migliaia di persone sono criminalizzate. Nel frattempo, il mercato delle droghe rimane nelle mani della criminalità organizzata, i cui enormi guadagni vanno a distorcere l’economia del Paese.

Il problema maggiore è che le politiche sulle droghe dovrebbero essere una questione di sanità pubblica, non di sicurezza. Le politiche sulle droghe dovrebbero essere discusse realmente dalla comunità scientifica come prevede la legge e invece assistiamo allo svolgersi delle conferenze annuali che sfiorano il ridicolo, vengono organizzate negli angoli più remoti d’Italia per rendere la vita difficile alle migliaia e migliaia di persone protestano e criticano questa situazione, un campione eterogeneo della società e della comunità scientifica.

Come abbiamo affermato più volte la speranza che ci fa andare avanti è il sapere, la cultura, la curiosità che ci fa arrivare dove non arrivano i TG precotti, tutti uguali, controllati e reverenti verso i potenti. Noi siamo supportati dalla curiosità che ci fa scoprire in edicola una piacevole eccezione come la Dolce vita e altre piccole grandi realtà dove si parla liberamente di uso consapevole, di consumo, auto produzione, musica e di internet, in modo semplice e senza pregiudizi, come ne parliamo tra di noi, in strada, nelle piazze, nei locali e nelle nostre vite.

A tal proposito mi fa piacere segnalarvi la trasmissione radiofonica Daje Pure Te (dajepurete.com), che tra le migliori selezioni di musica raggae, trova sempre il tempo per tenere aggiornati gli ascoltatori sul tema. Tutte queste realtà ognuna con le proprie caratteristiche e prerogative, sanno interpretare il pensiero di milioni di persone che vogliono vivere bene, con il ‘diritto al piacere’, riconosciuto anche legalmente.

Inoltre segnaliamo con piacere che il tribunale di Genova ha scoperto quello che noi e molte associazioni denunciamo da anni; le analisi delle urine non sono sufficienti a dimostrare quando sono state assunte le droghe. Infatti un genovese è stato assolto dall’accusa di guida sotto effetto di stupefacenti. Il giovane era stato fermato un anno fa, dopo un tamponamento intervenne la Polizia municipale che decise di mandarlo all’ospedale Galliera per sottoporlo alle analisi delle urine. Le analisi risultarono positive e il giovane venne condannato tramite decreto penale al ritiro della patente e a una multa di 5 mila euro. Il genovese decise di opporsi al decreto e durante il processo, dimostrò che le analisi delle urine non riescono a indicare quando effettivamente siano state assunte le droghe. Complimenti al consumatore che ha alzato la testa.

 





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