Il Consiglio Superiore di Sanità ha inviato una raccomandazione al governo nel quale chiede che sia vietato il commercio delle infiorescenze di canapa a contenuto legale di THC, la cosiddetta “cannabis light” . Alla base del divieto il principio di precauzione e di tutela dei consumatori da possibili rischi per la salute.

La posizione del Css è che gli effetti della cannabis legale su alcuni soggetti come anziani, madri in allattamento o persone con patologie particolari siano ancora poco studiati, non escludendo che il THC, anche se a basse concentrazioni, possa causare comunque problemi di salute.

Ora, sulla base delle argomentazioni del Consiglio Superiore di Sanità, spetterà al ministero della Salute decidere come procedere, tra le sue facoltà rientra anche quella di dichiarare fuori legge la cannabis light.

Il parere del Css arriva a seguito di una richiesta che era stata posta in questo senso dal precedente ministro Lorenzin. Al Consiglio era stato chiesto se la cannabis light potesse essere pericolosa per la salute e se, a suo avviso, dovesse essere in libera vendita.

Riguardo alla prima domanda, il Consiglio “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa non può essere esclusa – ritenendo che – la biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura. Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

Il Css ritiene inoltre che troppo poco si sappia sui potenziali effetti della canapa in interazione con alcuni farmaci, su soggetti deboli o anziani.  Sulla base di queste indicazioni, a quanto si apprende, il ministero della Salute avrebbe richiesto un parere anche all’Avvocatura dello Stato prima di prendere una decisione.

Una decisione di difficile comprensione e che fa sospettare prese di posizione politica. Un possibile colpo di coda dell’ultra-proibizionista Beatrice Lorenzin. Il Consiglio Superiore di Sanità è infatti un organo di nomina politica, i suoi trenta membri sono stati nominati dall’ex ministro nel dicembre 2017 e sono tutt’ora in carica nonostante il cambio di governo.





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