congresso usaIl Congresso, utilizzando i poteri di veto che la Costituzione americana gli attribuisce nei confronti delle leggi approvate dalla sua capitale Washington, ha deciso di bloccare a tempo indeterminato la legalizzazione della cannabis che era stata approvata con un referendum lo scorso 4 novembre.
Fin dall’inizio della campagna per il referendum, il veto del Congresso Usa alla legalizzazione della cannabis nella capitale Washington era parso a tutti gli attivisti come l’ostacolo maggiore da superare, ben più di quello del referendum stesso. E così è stato. Dimostrando scarso rispetto della decisione democratica dei suoi cittadini, che con il 70% dei voti a favore avevano approvato la legalizzazione, il Congresso ha deciso di violare la volontà popolare.

IL BLOCCO ATTRAVERSO UN ESCAMOTAGE NELLA LEGGE DI BILANCIO. Quello del Congresso è stato una sorta di blocco preventivo, visto che la legge dello stato di Washington è ancora in fase di stesura e non è stata trasmessa alle Camere. E’ avvenuto che all’interno dell’approvazione della legge di bilancio federale, i repubblicani sono riusciti ad inserire e fare approvare una norma che prevede che “nessun fondo possa essere utilizzato per mettere in atto qualsiasi legge, norma o regolamento volto alla legalizzazione o alla depenalizzazione di qualsiasi tipo di sostanza illegale”. Ed essendo la cannabis, secondo la legge federale, ancora classificata come sostanza illegale, il blocco della legalizzazione nello stato di Washington – unico stato Usa ad essere sottoposto ai veti del Congresso in quanto capitale Usa – sarebbe automatico, mentre la norma non avrebbe effetto sugli altri stati dove la cannabis è già stata dichiarata legale.

SI PREANNUNCIA UNA BATTAGLIA LEGALE? La norma approvata dal Congresso potrebbe porre una pietra tombale sulle ambizioni degli antiproibizionisti di Washington, ma questo non è detto. A quanto suggerisce il quotidiano The Washington Post il governo dello stato di Washington potrebbe fare ricorso alla magistratura, anche sfruttando una mancanza della norma federale approvata: la norma blocca-legalizzazione infatti prevede che non possano essere utilizzati fondi per “mettere in atto” la legalizzazione, ma non vieta di promulgare la legge. Per questo una volta approvato comunque il testo di legge – atto che il sindaco di Washington ha affermato di voler fare – il governo della capitale potrebbe fare ricorso chiedendo alla magistratura di garantire la volontà democratica dello stato e dei suoi cittadini.

POSSIBILE ANCHE UNA LEGALIZZAZIONE “MODERATA” PER AGGIRARE IL DIVIETO. Esiste anche un’altra possibilità. Il referendum approvato dai cittadini della capitale non prevedeva l’avvio di punti vendita di cannabis, come accade già in Colorado, ma semplicemente la legalizzazione dell’autocoltivazione singola e di gruppo. Inizialmente il governo locale aveva però annunciato che avrebbe fatto una legge per prevedere anche la commercializzazione e la tassazione della cannabis, giustificandola con l’idea che la sola legalizzazione dell’autocoltivazione avrebbe potuto aprire le porte ad un aumento dello spaccio illegale. Ora però il sindaco Muriel Bowser ha affermato di essere disposto anche a legiferare sulla semplice legalizzazione dell’autocoltivazione se questo sarà necessario per aggirare il veto federale.

L’ULTIMA PAROLA AL PRESIDENTE OBAMA? Insomma, comunque sia, la decisione del Congresso Usa apre la strada ad un conflitto di poteri enormi. Una battaglia politica che potrebbe andare a mettere di fronte da una parte le autorità locali di Washington e i movimenti antiproibizionisti della capitale (che hanno già annunciato una serie di iniziative di protesta davanti al Congresso) e dall’altra il fronte proibizionista del Congresso che vede come fumo negli occhi la possibile legalizzazione della cannabis nella capitale. Un conflitto nel quale potrebbe inserirsi anche il presidente Barack Obama, che già aveva annunciato che non sarebbe stato disponibile a firmare norme federali volte ad annullare la decisione democratica dei cittadini di Washington. Staremo a vedere se questa volta manterrà la promessa nel caso dovesse essere chiamato a fare da ago della bilancia.





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