Pochi anni fa in un ranch nel cuore di una delle contee tra le più belle della California è stato avviato uno studio sul riscaldamento globale. Si è arrivati a dei risultati sorprendenti riguardo l’utilizzo del letame, del compost e delle riduzioni dei gas ad effetto serra. Humboldt Seeds Organization condividendo i principi di rispetto e armonia della natura ha pensato di proporvi una lettura sulla trasformazione dei terreni destina al pascolo in contenitori di carbonio illustrando le scoperte effettuate.

Una ricerca condotta da ricercatori e studenti dell’università di Berkeley in un ranch nel cuore di Marin County sembra confermare quello che avevano per molto tempo sospettato gli appassionati del giardinaggio: il compost può veramente salvare il mondo.
Tutto ciò può sembrare assurdo. Ma le ricerche condotte da Whendee Silver del dipartimento di Scienze, Politiche e Amministrative dell’Ambiente di Berkeley hanno dimostrato che spargendo piccole quantità di buon compost sui nostri pascoli si potrebbero catturare tonnellate di carbonio dall’atmosfera, impedendo il riscaldamento del pianeta, e contribuendo ad eliminare calamità naturali come la siccità, la riduzione della dimensione della calotta polare, l’innalzamento del livello del mare e l’acidificazione degli oceani.

Spargendo un paio di cm di compost sul 5% dei pascoli californiani, si potrebbe assorbire l’emissione di carbonio dall’atmosfera – l’equivalente dell’emissione totale di 6 milioni di macchine. Però di che cifre parliamo? Se coprissimo un 5% dei pascoli della California con uno strato di mezzo cm di compost, potremmo catturare almeno 28 milioni di tonnellate di carbonio dall’atmosfera, l’equivalente dell’emissione annuale di 6 milioni di macchine.

Sembra troppo bello per essere vero. Eppure le pubblicazioni e il sostegno della comunità scientifica fanno capire che è un vero affare.
“Questa è una scoperta fantastica dai benefici dimostrati”, scrive in una mail Paul Wright, direttore dell’Istituto per l’Energia e il Clima, “Non solo per la riduzione delle emissioni di carbonio, ma per il miglioramento della qualità del suolo, dei pascoli e del drenaggio dei terreni”. “Non è soltanto per bloccare il riscaldamento globale”, aggiunge John Wick il co-founder del ranch Nicasio Native Grass, il campo di ricerca degli studi condotti. “Possiamo investirci”.

Per essere più specifici c’è da tenere in considerazione alcune variabili. Il solo uso del compost non salverà il mondo. La nostra sopravvivenza dipende anche da una riduzione del consumo di energie fossili. Non si tratta di usare l’uno o l’atro metodo, ma entrambi. Detto questo, ci sono sempre più esperti che credono che coprire i pascoli con compost potrebbe apportare un cambio significativo.

Wick afferma che l’indagine portò alla luce le sue inquietudini e quelle di Peggy Rathma, sua moglie, scrittrice di libri per bambini ed illustratrice (vincitrice del premio letterario medaglia Caldecott), in relazione con lo stato dei pascoli del suo ranch di 218 ettari situato nella parte ovest di Marin County. «Quando comprammo il ranch, fummo attratti principalmente dalla bellezza naturale della regione e delle strutture del quale disponeva, che pensammo di utilizzare come studi» spiega Wick.

«Volevamo che lambiente fosse naturale, e con gran prepotenza ponemmo sotto contratto un giovane che pascolava il suo bestiame nelle nostre terre». Senza dubbio, in poco tempo, Wick e Rathmann compresero che l’assenza di bestiame nelle loro terre aveva un effetto negativo. I terreni da pascolo si degradavano invece di migliorare: piante ed erbe non graminacee infestanti iniziarono a sostituire le specie perenni ed autoctone della regione.
Inoltre, le erbacce erano così dense che non lasciavano spazio alle specie di uccelli per nidificare sui terreni. Per questo motivo la coppia contattò a Jeff Creque, ecologo specializzato in pascoli, con un master in questo campo ottenuto all’università di Berkley, affinché potesse analizzare la situazione. Creque si rese conto che le terre dei pascoli californiani erano fertili grazie alle grandi mandrie di ungulati che ci pascolavano sopra, tra cui c’era il wapitì di Tule. Questi erbivori erano soliti pascolare in un’area in modo intensivo per poi spostarsi in un’altra zona. Egli osservò il passo regolare di animali che aravano la terra con i loro zoccoli e la fertilizzavano con il proprio sterco, stimolando il questo modo la crescita di piante autoctone. Creque propose che Wick e Rathmann reintroducessero il bestiame nelle proprie terre e che imitassero il modello di pascolo dei wapitì scomparsi precedentemente, che aravano la terra delle savane di Marin County.

«Introducendo il modello, i cambiamenti furono impressionanti», disse Wick. «Le piante e i fiori selvatici tipici della zona riapparvero, e gli uccelli autoctoni riapparsero. Era chiaro che i campi presentavano condizioni migliori».
Pero quando Creque firmò il contratto con Wick e Rathmann non pensava solo ai bovini e alle specie infestanti. Aveva lavorato per anni in modo attivo in fattorie ecologiche, dove la cosa essenziale era il carbonio. Per essere più specifici il carbone organico del suolo. In grandi quantità la produttività della terra è relazionata con la quantità di carbonio che contiene. Il carbonio migliora la capacità di coltivazione e del drenaggio dell’acqua, ed è un elemento vitale per la materia organica della terra, quella parte dei residui che contengono materia biologica e sottoprodotti che contribuiscono alla crescita delle piante.

Anche i suoli fertili del pianeta sono grandi dispenser di carbone e possono stipare più carbonio di quello presente nell’atmosfera sotto forma di CO2 e altri gas dall’effetto serra più potente come il metano o l’ossido di nitrogeno. Per questo motivo, Crenque si era chiesto per molto tempo se era possibile aumentare il potenziale di cattura del carbonio nei pascoli. E nel caso fosse stato possibile, come si sarebbe potuto intervenire? A Creque il compostaggio pareva una via promettente, però non era sicuro su come doveva procedere.

«John e io iniziammo a parlarne e entusiasmò molto l‘idea di utilizzare il ranch come banco di prova» spiega Creque. «Pero dovevamo affrontare alcuni aspetti basici». Per iniziare, ci sarà alcun tipo di protocollo che funzioni? E se c’è come analizziamo i suoi effetti? Inoltre come sarebbe il mercato del carbonio organico? Potremmo fare che in qualche modo i proprietari dei pascoli si interessino giusto per marcare la differenza?

Fu così che Creque e Wick si misero in contatto con la Dr.ssa Silver, un’autorità in maniera di scambi chimici tra le piante, la terra e l’atmosfera.

Le terre fertili si trasformano in pozzi di grandi dimensioni che assorbono enormi quantità di carbonio dall’aria, che possono arrivare alle 3 tonnellate annuali ogni 40 ettari. «La Dr.ssa Silver accettò di lavorare con noi, però aveva i suoi dubbi» ricorda Creque. «Non era del tutto convinta che si potesse aumentare il volume del carbonio nella terra ne che si potesse misurare con esattezza. Per noi, ciò la convertì nella candidata ideale. Non solo avrebbe apportato l’insieme di conoscenze di cui necessitavamo, ma in più il suo scetticismo garantiva che l’indagine si sarebbe svolta in modo rigoroso e che i risultati si sarebbero esaminati in profondità».

Per ottenere qualche informazione di base, Silver realizzò uno studio che comparava i livelli di carbonio nella terra in 35 località della contea di Marin nei quali si realizzavano attività di allevamento per la produzione di carne e prodotti caseari. Si realizzarono vari livelli di carbonio, però i luoghi con i livelli di carbonio più alti avevano qualcosa in comune: gli agricoltori e gli allevatori avevano sparso sterco fresco sulla terra. Queste conclusioni risultarono sorprendenti, in base a quanto racconta Wick, perché lo sterco fresco è uno dei maggiori emissori di gas effetto serra nell’atmosfera. Senza dubbio, in qualche modo la terra assorbiva il carbonio e lo conservava.

Pero come erano sicuri di tutto ciò? «La Dr.ssa Silver inviò delle prove per analizzare i livelli di carbonio» spiega Wick. Riassumendo: gli investigatori utilizzano i livelli di decomposizione di un isotopo del carbonio specifico (carbonio-14) per determinare l’età delle sostanze carbonose. Nel caso dei terreni fertilizzati con letame, gli investigatori incontrarono resti di carbonio-14 relazionati con emissioni di materiale radioattivo presente nell’atmosfera. Gli isotopi s’incontravano ad un metro di profondità. «Ciò implica che il carbonio era catturato ad una certa profondità un modo stabile e questo, in qualche modo, era dovuto dall’uso di sterco», spiega Wick.

E presupposero che se il letame fresco era vantaggioso, il compost doveva essere sicuramente meglio, visto che il carbonio che contiene si trova in forme più stabili di quelle che contiene il letame fresco e non si trasmette così facilmente nell’atmosfera. Così i ricercatori coprirono con uno strato di compost di più di un centimetro alcuni terreni in prova per vedere cosa sarebbe successo.

I risultati (che la Dr.ssa Silver validò) furono abbastanza impressionanti. Dopo quattro anni passati a disseminare i campi, il 90% del carbonio del compost continuava a fissarsi nel suolo, afferma Creque. Inoltre, i modelli informatici che aveva creato l’equipe indicavano che i livelli di carbonio avrebbero continuato ad essere elevati tra i 30 e i 100 anni grazie a quest’unico strato di compost.
Però ci fu una scoperta più sorprendente: la maggior parte del carbonio non proveniva dal compost, se non dall’atmosfera. I risultati dimostrarono che il compost funzionava come catalizzatore di un ciclo efficace.

«Aumentando la quantità di carbonio della terra, aumenta la fertilità e il drenaggio dell’acqua del suolo», dice Creque. «Questo si traduce in una vegetazione più robusta che ogni volta cattura una quantità maggiore di carbonio nell’atmosfera. Questo carbonio si conserva sotto terra nelle radici, nella materia secca residua (in superfice) e in grandi quantità di microrganismi che si trovano nella terra». L’analisi dei terreni nei quali si utilizzò il compost indicava che la terra catturava tra mezza tonnellata e tre tonnellate di carbonio annuale per ettaro, come risultato dell’applicazione di un solo strato, spiega Creque. Le terre fertili si trasformano in pozzi di grandi dimensioni che assorbono quantità di carbonio dell’atmosfera. In teoria tutto sembrava andar bene. Avrebbe funzionato nel mondo reale?

Lo avrebbero accettato gli agricoltori e gli allevatori, che erano coloro che avrebbero fatto il lavoro pesante e sgradevole olfattivamente di spargere il compost sulla terra? I primi dati sono favorevoli. Attualmente Wic, Creque e altri collaboratori, in collaborazione con il Fondo di Difesa dell’Ambiente e Terra Global Capital, sulla base degli studi fatti hanno elaborato un modello di protocolli che prende il nome di Marin Carbon Project. Il mese passato, l’American Carbon Registry ha approvato i procedimenti, dando la possibilità agli allevatori che chiedano aderire ai protocolli di ottenere buoni d’emissione di carbonio commerciabile.

Dunque perché non applicare questi protocolli al resto del mondo? Questo metodo, che può investire le emissioni di carbonio nell’atmosfera e produrre hamburger in massa allo stesso tempo costituisce un biglietto d’andata per la sopravvivenza del nostro pianeta.
Il ministero dell’agricoltura degli EE.UU., l’agenzia di salvaguardia costiera della California, e l’11simo Hour Project, un programma sovvenzionato per la Schimidt Family Foundation, hanno finanziato la ricerca e la creazione dei protocolli.

«Il seguente passo è un aiuto di 20 milioni di dollari pendenti di approvazione da parte USDA della baia di San Frascisco», spiega Torri Estrada, direttore di politiche del Marin Carbon Project e studente dell’università di California che ha tenuto corsi nel dipartimento di scienza, politica e gestione ambientale. «Inoltre, lavoriamo con agenzie per la conservazione di risorse di diverse contee (Marin, Sonoma, Mendocino, Santa Barbara, Napa, Tehama, Butte e Mudoc) per aiutare i proprietari delle terre ad attivare i protocolli».

I piani sono stati approvati solo dopo un rigoroso processo di convalida da parte dell’American Carbon Registry, spiega Kyle Hemes, un collaboratore del programma del Carbon Registry. Il processo costava di un periodo di valutazione pubblica della durata di un mese e un processo di revisione alla cieca per una giunta che includeva varie ronde di commentari dei partecipanti.

«I protocolli sono stati approvati qualche settimana fa e sono già disponibili sulla nostra pagina web» Hermes. «Già si può utilizzare in altri progetti per analizzare gli assorbimenti di gas ad effetto serra». Viene rilasciato un buono d’emissione per ogni tonnellata di carbonio assorbita. Attualmente, i buoni d’emissione che si generano mediante il programma dei pascoli si possono utilizzare solo nel mercato “volontario” di carbonio. Ciò non implica necessariamente che si tratti di piccoli scambi. Alcune imprese come Google comprano grandi quantità di buoni volontari di emissioni di carbonio. Ma il mercato del carbonio, regolato da leggi come la Legge della Soluzione contro il Riscaldamento Globale della California del 2006 (AB32), è molto più ampio.

«La California Air Resources Control Board è l’agenzia incaricata di sorvegliare l’adempimento della normativa AB32 e ha approvato cinque tipi di progetti per il mercato del carbonio», spiega Arjun Patney, direttore delle politiche del Carbon Registry. «Due sono collegati alle scienze forestali, uno con la produzione di energia attraverso il metano che contiene il letame degli allevamenti, un altro con lo smantellamento di vecchi frigoriferi di tipo CFC e l’ultimo con la cattura del gas metano delle cave».

«Ma ci sono buone ragioni per pensare che i protocolli dei pascoli potrebbero formare parte della lista», spiega Patney. «Attualmente, la AB32 si applica per la produzione d’energia e per l’industria pesante», dice. «Pero l’anno prossimo, il trasporto si unirà alla lista. In questo modo il mercato dei buoni d’emissione di carbonio aumenterà».

E quindi perché non applicare i protocolli al resto del mondo? Un metodo che possa trasformare le emissioni di carbonio nell’atmosfera e produrre hamburger in quantità costituisce allo stesso tempo un biglietto d’andata per la salvaguardia del nostro pianeta. Però i mass media non hanno ancora minimamente accennato l’argomento.
«Non ci siamo concentrati molto sulla pubblicità», afferma Estrada. Queste scoperte vanno inoltre nella direzione opposta rispetto alle idee di alcuni attivisti riguardo il cambio climatico sostenendo che il letame, uno dei principali emissori di metano, è una parte del problema. La ricerca propone i pascoli, essenziali per la produzione di bestiame, come strumento essenziale nella lotta al cambiamento climatico.

Ci sarà compost sufficiente per tutti? Possiamo fare in modo che i fondi di caffe, la buccia della frutta e i resti di pasta passino dall’essere residui solidi problematici a materiale di prim’ordine? É possibile che alcuni agricoltori e allevatori si sentano a disagio per il fatto che le loro terre siano etichettate come un “importante deposito di carbonio”, e ciò potrebbe derivare dalla regolamentazione da parte del governo.

Inoltre i risultati pongono la seguente domanda: Se il sistema funziona ci sarà compost sufficiente per tutti? I fondi di caffè, la buccia della frutta e i resti della pasta del ristorante italiano all’angolo passeranno dall’essere residui solidi problematici a materiale di prim’ordine?

Estrada ammette che «si potrebbe verificare che questi programmi potrebbe avere dei limiti riguardo la scarsa offerta di materia prima per il compost. Ma non credo che ci sia qualcosa di male se i residui organici acquistassero valore, potendo essere la chiave di riuscita di un programma di riduzione di carbonio. É qualcosa che aiuta a risolvere due problemi: lo smaltimento dei rifiuti solidi e le emissioni di carbonio».

Può essere che arrivati a questo punto, dopo tante belle parole, sia necessario ricordare nuovamente che: anche se apparentemente l’alternativa di trasformare i rifiuti della cucina in compost fertile e nutritivo, e spargerlo per i pascoli sia efficace, è importante limitare i consumi.
«É chiaro che questi programmi hanno il potenziale di investire sul riscaldamento globale». dichiara Creque. «Pero tutto ciò non sarà possibile se continuiamo a bruciare combustibile fossile ai livelli attuali. E questo è un dato evidente».

 

Humboldt Seeds Team

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