cambiamento-climatico-3Dovremo verificare l’andamento dei prossimi 3-5 anni per capire se quello attuale è solo uno stallo momentaneo al quale seguirà un nuovo incremento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, ma la speranza suffragata da alcuni dati è che siamo ormai arrivati al picco delle emissioni nocive al quale seguirà una progressiva diminuzione della diffusione di anidride carbonica nell’ambiente. È quanto si apprende da un’interessante analisi pubblicata da Quale Energia, il giornale di settore di Legambiente.

IL 2016 DEI RECORD NEGATIVI NASCONDE UNA SPERANZA. Il 2016 per il clima è stato un vero annus horribilis, segnato dal record di temperatura, giunta a +1,4° gradi rispetto alla media del secolo scorso, e conclusosi con una serie di sbalzi anomali. Al Polo Nord a novembre si sono registrati valori mensili di 10 °C superiori rispetto alla media e a Natale in alcune parti dell’Artico si sono raggiunti valori di 20 °C oltre la norma. Tuttavia l’impegno climatico (assunto dai paesi durante il Cop21 di Parigi) e la crescita delle fonti rinnovabili iniziano a dare risultati interessanti. Le emissioni mondiali di CO2, che tra il 1990 e il 2014 erano cresciute del 63%, negli ultimi tre anni si sono stabilizzate, malgrado una crescita annua del Pil del 3%. Un dato che fa sperare di poter a breve annunciare una piccola rivoluzione: l’aumento delle emissioni non è più direttamente proporzionale alla crescita economica.

I MERITI DI CINA, INDIA E USA NELL’INVERSIONE DI TENDENZA. Secondo l’analisi il merito di questo disaccoppiamento pil/emissioni va ai due paesi principali emettitori: la Cina, che ha registrato una riduzione delle emissioni dello 0,7% nel 2015 e dello 0,5% nel 2016, e gli Usa con un calo del 2,6%. Il paese posizionato al terzo posto per le emissioni, l’India, vive invece ancora una fase di rapida crescita della CO2 (+5,2% nel 2015), ma anche lì le cose stanno cambiando. Tra pur tante contraddizioni sono infatti i due giganti asiatici quelli che stanno correndo più rapidamente verso la riconversione energetica: l’India nel nuovo piano energetico ha annunciato il divieto alla costruzione di nuove centrali a carbone dal 2022 ed ha stabilito una road map per giungere nel 2027 a produrre da fonti rinnovabili il 54% del proprio fabbisogno di energia,  un valore molto più elevato rispetto a quanto annunciato solo un anno fa a Parigi. La Cina invece sta moltiplicando i propri investimenti nella ricerca e nella produzione di energie rinnovabili ed ha appena raggiunto un record positivo superando Usa ed Europa nella classifica di paese con il maggior numero di auto elettriche in circolazione (oltre 650mila) grazie ad una attenta politica di incentivi alle nuove forme di mobilità verde.

L’INCOGNITA TRUMP E LE DINAMICHE FUTURE. Tra questi dati positivi e le stime per il prossimo futuro si inserisce l’incognita dell’elezione di Donald Trump a presidente Usa. Il nuovo inquilino della Casa Bianca ha infatti annunciato la ripresa di trivellazioni e produzione di carbone in tutto il paese, arrivando ad annunciare la nomina del capo della multinazionale petrolifera Exxon come nuovo Segretario di Stato. Trump rappresenta un problema per i progressi ambientali ed il rischio, almeno sul breve periodo, è quello di un nuovo calo dei prezzi di petrolio e carbone a seguito della maggior produzione Usa. Tuttavia molti analisti ritengono che nulla potrà fare sul medio-lungo periodo: le fonti rinnovabili stanno diventando sempre più efficienti ed economiche, e la tendenza alla riconversione energetica verso le fonti verdi appare ormai come una dinamica in atto e difficilmente modificabile.

 

 





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