Nonostante la pandemia e il conseguente rinvio del referendum, che avrebbe dovuto tenersi lo scorso aprile, in Cile è stato finalmente possibile andare alle urne, rispettando le misure sanitarie per evitare il più possibile i contagi, per definire in un referendum se approvare o respingere la modifica della Costituzione risalente al 1980 e redatta durante la dittatura militare del generale Augusto Pinochet.

Il risultato schiacciante ha visto il 78,12 per cento dei partecipanti al referendum dire sì a una nuova Costituzione.

Nell’aprile 2021 si andrà di nuovo alle urne per eleggere coloro che redigeranno il nuovo testo, persone proposte dai partiti politici nelle diverse circoscrizioni elettorali. Il processo si concluderà con un plebiscito sull’approvazione o meno del testo finale. Da qui ad allora, c’è ancora molta strada da fare.

I cileni hanno festeggiato in massa il risultato, riversandosi nelle piazze e nelle strade di tutte le grandi città. Migliaia di persone nelle strade si sono lasciate alle spalle la Costituzione di Pinochet, scandendo lo slogan “Cancellare la tua eredità sarà la nostra eredità”,  aprendo striscioni con le parole “Addio generale” e cantando “Il Cile si è svegliato, il Cile si è svegliato, il Cile si è svegliato”. Nei festeggiamenti è stata sventolata da alcuni anche la bandiera del popolo indigeno dei mapuche che confida nella nuova costituzione per avere i propri diritti maggiormente garantiti.





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