pazienti non criminaliAndrea Tribulone è un ragazzo che assume cannabis dietro ricetta medica. A fine agosto si stava recando ad una festa e con sé aveva 5 grammi di cannabis comprata regolarmente in farmacia, alcuni infusi in olio preparati con la stessa erba e quindi del tutto legali, più 3 grammi di hashish. Durante un controllo è stato fermato ed arrestato.
 Sul caso di Andrea c’è da dire molto; senza troppe censure questo è quello che pensa il suo amico Carlo Monaco segretario del Canapa Info Point:

«Quello che sembra evidente dall’esito della vicenda è che un paziente deve curarsi solo ed esclusivamente con farmaci registrati Bedrocan (e simili). Una volta acquistati non può nemmeno utilizzarli per creare dei sottoprodotti più adatti alle proprie abitudini (dolci, estrazioni). Per ottenere questi farmaci e condurre una vita migliore, in Italia dovrà spendere un patrimonio, perché si sa, anche con l’importazione diretta, la spesa per il paziente medio per si aggira sui 1000 euro al mese e solo in pochissimi riescono ad ottenere il completo rimborso del farmaco. Molti pazienti, si sa ricorrono al mercato nero e i più coraggiosi all’autocoltivazione, rischiando appunto condanne penali.

Dal caso di Andrea si evince questo, che se il paziente ha precedenti penali (e spesso li ha proprio per cannabis) deve utilizzare ESCLUSIVAMENTE il Bedrocan (o simili) regolarmente prescritto, altrimenti con qualsiasi altro “oggetto” contenente THC si può essere accusati di spaccio.
Accuse non fondate e non puntuali, come per esempio le “numerose bustine” che non vengono nemmeno quantificate con un numero preciso dall’accusa, nonostante l’intervento dell’avvocato.

A mio avviso molto puntuale e precisa è stata la difesa dell’avv. Lorenzo Simonetti puntando sulla non sussistenza del fatto. C’è difatti da ricordare che tolti i 5 grammi di bedrocan con regolare prescrizione Andrea viene accusato di “spaccio” per un quantitativo irrisorio di 3 grammi (di hashish estratto dal bedrocan) e per delle capsule contenente olio di oliva con una goccia di cannabinoidi che Andrea aveva preparato, dovendosi trattenere fuori casa per diversi e non avendo quindi la sicurezza di vaporizzare il farmaco.

Come se non fosse finita è arrivata un’aggravante: Andrea ha l’obbligo di non comunicare con l’esterno. La famiglia di Andrea gestisce un gruppo Facebook “Andrea Tribulone libero e Subito #FreeTribu” che è ancora attivo, mentre altri account dove si parlava in prima persona per facilitare i dialoghi ora risultano bloccati. Queste cose si devono sapere. Non è possibile che non vengano garantiti diritti come: Libertà di parola, Libertà di coscienza, Libertà di cura etc. Libertà per Tribu!»





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