In gergo si chiamano Raee. Si tratta di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, dai telefonini ai computer, dai rasoi ai piccoli elettrodomestici casalinghi, che devono essere smaltiti in maniera specifica. Non solo per evitare danni ambientali, ma anche per recuperare i materiali con cui sono costruiti: tra questi c’è plastica, rame, ottone, bronzo, ferro e alluminio. Per farlo occorrono impianti dedicati e uno di questi è stato realizzato all’interno del carcere di Bollate.

Il trattamento dei rifiuti speciali da parte dei detenuti rientra nelle svariate attività lavorative organizzate all’interno della casa di detenzione. Attualmente sono 5 i detenuti al lavoro nel nuovo impianto ad alimentazione fotovoltaica che può trattare fino a 3000 tonnellate di rifiuti elettronici all’anno.

L’ultimo rapporto sulla situazione italiana in materia di RAEE dice che nel 2018 il quantitativo dei rifiuti trattati dai centri accreditati per il recupero e lo smaltimento ha superato le 420 mila tonnellate (+10% rispetto all’anno precedente). Nonostante questo non siamo ancora in linea con gli obiettivi di raccolta stabiliti dalla Direttiva Europea a salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e della salute umana e che per il 2019 sono ancora più ambiziosi.





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