Il governo del Canada ha confermato la volontà di rendere legale il mercato della cannabis a partire dal 1 luglio 2018. La legge è stata depositata in Parlamento e attende solo l’approvazione definitiva, passaggio che dovrebbe essere scontato visto l’appoggio a quanto pare unanime del gruppo di maggioranza assoluta all’interno del Parlamento canadese: il Partito Liberale guidato dal premier Justin Trudeau.

Il Canada diventerà così il primo paese del G7 a legalizzare le droghe leggere, un passaggio che promette di risolvere il sovraffollamento carcerario del paese e di regalare nuovi introiti per le casse dello stato, ma che pone il governo di fronte a nuove sfide da risolvere, a cominciare dai rapporti con le Convenzioni internazionali sulle droghe, ma non solo.

COME FUNZIONERÀ LA LEGALIZZAZIONE CANADESE. Ogni cittadino maggiorenne (inclusi i turisti stranieri) avrà il diritto di detenere fino a 30 grammi di cannabis acquistata nei dispensari e di coltivare un massimo di 4 piante. Sarà legale anche la preparazione e la vendita di alimenti contenenti THC, mentre sarà rigorosamente vietata l’esportazione della cannabis. Diversi i paletti contenuti nel disegno di legge. Dalle misure per disincentivare il consumo tra i minori, al divieto di pubblicità, fino a norme precise sulla produzione con l’obiettivo di incentivare modelli di coltivazione a basso impatto ambientale. Sarà inoltre prevista una tassazione progressiva in base alla percentuale di THC contenuto nella cannabis, allo scopo di incentivare il consumo di varietà meno forti di marijuana.

I DUBBI DEI COMUNI E DELLA POLIZIA. Secondo le stime del Ministero dell’Economia la legalizzazione della cannabis produrrà, già nel primo anno di applicazione, entrate tra i 400 e i 950 milioni di dollari. Parte di queste entrate finiranno alle amministrazioni locali, ma non tutte le città si comporteranno allo stesso modo. Alcuni Comuni guidati da sindaci conservatori hanno già annunciato di voler vietare l’apertura di dispensari per la vendita di cannabis nel loro territorio, mentre anche sull’età minima per accedere al mercato ci saranno dei distinguo, con alcune province che intendono portarla a 21 anni. Anche la polizia del Canada ha chiesto lumi al governo, in particolare per essere dotata di strumenti semplici e attendibili per il controllo degli automobilisti, considerando che, ovviamente, guidare sotto effetto di cannabis non sarà ammesso e verrà punito con mille dollari di multa e la sospensione della patente per un anno. Si tratta tuttavia di piccoli ostacoli per il governo.

LA QUESTIONE DELLA CONVENZIONE ONU SULLE DROGHE. Teoricamente più insidioso per il governo Trudeau sarà il rapporto con l’Onu. Il Canada è infatti parte della Convenzione sulle Droghe che vieta espressamente agli stati firmatari di legalizzarne il consumo. Tuttavia il precedente dell’Uruguay, che ha formalmente legalizzato la cannabis nel 2013 (anche se il processo tutt’oggi non è ancora concluso), rassicura il Canada. L’Onu con il paese sudamericano si limitò a veementi proteste, ma ad oggi l’Uruguay non è stato né sanzionato né espulso dalla Convenzione. Un altro precedente è quello costituito dalla Bolivia, che nel 2008 legalizzò le foglie di coca (che sono vietate dalla  Convenzione). La Bolivia abbandonò la Convenzione ma venne poi riammessa senza sanzione nel 2013. Inoltre il documento approvato al vertice straordinario dello scorso anno garantisce «sufficiente flessibilità per gli Stati parti di progettare e attuare politiche sulle droghe nazionali secondo le loro priorità ed esigenze».

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