In un articolo di “Global Market News Wire” del 23 luglio scorso, si ipotizza che il mercato della cannabis terapeutica crescerà di oltre 40.907 milioni di dollari entro il 2024, un settore fiorente e promettente dell’industria che fa gola a big pharma: è di dicembre 2018 il primo grande accordo tra i due mondi, cioè tra Sandoz AG, leader globale per quanto riguarda la produzione di farmaci, e Tilray, azienda pioniera nella produzione, ricerca e distribuzione della cannabis per uso terapeutico.

Il mercato complessivo è cresciuto velocemente grazie al potenziamento delle strategie di investimento e a una crescente tendenza dei clienti al consumo. Secondo l’International Association for the Study of Pain (IASP), qualsiasi dolore persistente per più di sei mesi è definito come “cronico” e colpisce tra il 30% e il 50% della popolazione mondiale. Nell’ultimo decennio i ricercatori
di tutto il mondo hanno mostrato vivo interesse per la comprensione dei benefici terapeutici della marijuana ad alto contenuto di composti come tetraidrocannabinolo, cannabidiolo, cannabigerolo, cannabidivarina ecc., per trattare il dolore cronico. Non solo.

Secondo l’ultima ricerca citata dal World Health Organization (WHO) il cancro è la seconda causa di mortalità nei pazienti a livello globale, e questi, nell’ultima fase del cancro e durante la chemioterapia, soffrono di tremendo dolore e nausea. La cannabis è utile per affrontare entrambe le problematiche. Ecco perché le agenzie sanitarie di tutto il mondo stanno elaborando linee guida efficaci per legalizzare la produzione e la vendita di cannabis a scopi medicinali e nel mentre hanno reso disponibile la cannabis nelle farmacie ospedaliere per rispondere all’esigenza dei pazienti garantendo loro che non è adulterata e non avrà effetti dannosi sulla salute.

Il Nord America attualmente domina il mercato della marijuana medica con una quota del 52%. Qui, negli oltre trenta stati dove è legale, a farne uso sono per la maggiore i pazienti geriatrici che soffrono di dolore cronico e DOLCE VITA · settembre-ottobre 2019 · 71 quelli affetti da cancro. L’Europa, dove l’approvazione della marijuana a scopo medico deve affrontare sfide enormi poiché non esiste un unisono tra le agenzie di regolamentazione locali, ha invece le potenzialità per toccare i 55 miliardi entro il 2028. Già avanti nel percorso sono i Paesi Bassi, la Repubblica Ceca e la Germania. Mentre dell’Italia parliamo approfonditamente altrove, sono invece Gran Bretagna, Irlanda e Francia quelli che di recente hanno rivisto le loro posizioni in materia con sviluppi tuttora da valutare.

Secondo uno studio delle Nazioni Unite del 2018, la Gran Bretagna è tra i più grandi produttori al mondo di cannabis legale. Un dato a prima vista sorprendente se si tiene in considerazione la politica del paese rispetto alla marijuana, ma che deriva dal lavoro di una multinazionale, con sede proprio nel Regno Unito, che opera su scala industriale per la produzione di farmaci: si tratta della GW Pharmaceuticals, azienda che commercializza l’Epidiolex, il primo farmaco a base di CBD approvato dalla FDA americana per il trattamento dell’epilessia, e il Sativex, per il trattamento della spasticità muscolare causata da sclerosi multipla. La maggior parte della cannabis GW viene coltivata sotto contratto da British Sugar nella sua serra di 18 ettari nel Norfolk, una struttura equivalente per dimensioni a 23 campi da calcio. Nonostante ciò solo dal primo novembre 2019 i medici hanno avuto l’autorizzazione di prescrivere cannabis terapeutica ai propri pazienti.

L’Irlanda invece ha lanciato lo scorso giugno un programma pilota di accesso a prodotti medici a base di cannabis. Il programma ha una durata di 5 anni e ha delle restrizioni importanti: infatti si limita solo alla spasticità associata alla sclerosi multipla, al malessere associato alla chemioterapia e a gravi forme di epilessia refrattaria al trattamento tradizionale. In questi casi però è previsto che i farmaci a base di cannabis siano rimborsabili.

Anche la Francia si appresta ad aprire le porte all’uso medico della cannabis in modo controllato. Si tratta di una mossa che si ritiene possa riguardare tra 30mila e un milione di pazienti che soffrono di differenti forme di dolore cronico. «Ci saranno almeno due anni di sperimentazione con la cannabis terapeutica», ha comunicato ai media francesi il professor Nicolas Authier, il farmacologo guida presso il Centro Ospedaliero Università Clermont-Ferrand, Centro Terapia del Dolore. Sebbene la Francia lancerà i propri centri di coltivazione per questa specifica fase di sperimentazione, i prodotti a base di cannabis che saranno utilizzati all’inizio di questo processo molto probabilmente saranno importati da altre Nazioni.

In generale, ragionando in termini di crescita di mercato, a giudicare dalla gran lena nella produzione di cannabis a scopo medico, saranno però paesi come l’Afghanistan, l’Australia e i paesi del Sud Asia a sperimentare il boom più impressionante nel settore della cannabis medica. Un business su cui non mancheremo di dare conto di tutti gli sviluppi.





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