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Una campagna mediatica mondiale senza precedenti è partita all’attacco dei veri combustibili verdi – perché la “benzina verde” di verde non ha proprio nulla – quelli cioè creati da oli vegetali o con la canapa.

Atto primo: il Presidente Bush (il petroliere) dichiara che è sua intenzione aumentare l’uso di carburanti alternativi, si fa fotografare con il presidente del Brasile Lula, con il quale annuncia un accordo per l’importazione di cereali per trasformarli in combustibile, e il Brasile è il paese leader nel campo dei biocombustibili. Questa notizia ha fatto il giro del mondo. Qualche tempo dopo troviamo molti media che mettono in discussione il vantaggio di usare combustibili vegetali, come quello derivato dai semi di canapa e per il quale Ru- dolf Diesel inventò l’omonimo motore e che milioni di persone al mondo, anche oggi, usano con oli vegetali.

Atto secondo: l’incremento del prezzo dei cereali negli ultimi anni è responsabile dell’aumento della mortalità per fame e malnutrizione. A questa notizia viene associato l’aumento dell’uso dei biocarburanti, quindi l’uso dei biocarburanti affama il mondo. Ma è proprio così? Tutto il mondo sa bene che Bush (il petroliere) ha aumentato l’uso dei combustibili alternativi, nessuno cita le cifre, i dati e le entità degli accordi, ma tutti i media, televisioni, giornali, riviste e radio, cascano nel tranello o nella più evidente complicità.

La FAO, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, al riguardo produce varie news e conferenze stampa, nelle quali si fa presente spesso che “l’uso dei cereali per combustibili alternativi è addirittura raddoppiato”. È fatta! È stato raggiunto un doppio obiettivo: screditare i biocarburanti agli occhi del mondo intero e coprire i veri responsabili dell’aumento del prezzo dei cereali. Ma basta spulciare bene i dati ufficiali della FAO (difficilissimi da trovare) e si capisce subito che qualcosa non va, ma non i giornalisti che ne hanno i mezzi, non lo hanno fatto evidentemente. Quando i media citano i dati associano il consumo mangimistico (feed) a quello umano (food) perché “in fondo è sempre consumo umano”, è qui che si scopre la cattiva fede di chi scrive certe affermazioni, infatti da anni è in atto una “feed/food competition”: feed sono gli alimenti vegetali usati per nutrire gli animali, quindi utilizzati come mangime, food sono gli stessi usati direttamente per gli umani, la competizione si ha quando si sottrae, come accade adesso, all’essere umano per dare agli animali allevati. La zootecnia è senza dubbio alcuno la maggior responsabile del riscaldamento globale, le aziende del settore, producono un maggiore inquinamento che quelle di trasporti.

Cereali, carne ed energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere conseguenze terribili (vedi la storia della Canapa). Circa 800 milioni di persone soffrono la fame o sono affette da malnutrizione, ma la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Per produrre una tonnellata di carne ce ne vogliono sette di cereali, al contrario di quanto si pensa se parliamo di proteine il divario aumenta, per produrne una di carne ce ne vogliono 10 di proteine vegetali, un rapporto da uno a dieci. Per produrre 1 Kg di carne sono necessari 3150 litri di acqua! La produzione di carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte.

La situazione reale è la seguente: dai dati FAO sul 2007 scopriamo che la produzione mondiale di cereali è stata di 2102 milioni di tonnellate. Il consumo alimentare umano di 1006, quello mangimistico di 784 milioni di tonnellate (sottostimati se confrontati ad altri dati) e poi ci sono tutti gli altri utilizzi, tra cui l’uso per i combustibili è stato stimato in 70 milioni di tonnellate, il 3,5 %. Quindi l’incidenza dei combustibili sul mercato dei cereali è ridicola (3,5 %) se confrontata al consumo mangimistico (40%), la verità è che stiamo affamando il “mondo povero” e ammalando il “mondo ricco” attraverso un uso sconsiderato della produzione di cibo, in mano agli interessi economici dei grandi gruppi industriali, le Corporation.

Non ci stupisce scoprire che in tutto questo non viene mai citata la canapa e suoi affini, con i quali si producono biocarburanti senza avere un impatto negativo sull’ambiente e sul mercato dei cereali. Vi lascio ragionare sul connubio tra produzione di energia e oli combustibili con una frase del 1935 di Rockfeller (un petroliere) circa 20 anni prima che la canapa diventasse proibita: “perché violentare la natura tagliando la canapa, c’è il petrolio!”.

 





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