2014-11-02 04.28.21 pmUn certo incontro ed un certo amico mi hanno suggerito di presentarvi questa relativamente nuova specie, nella nostra rubrica per i palati sopraffini… Ice Cool di Sweet Seeds discende, (dicono dalla casa produttrice) da una New York Diesel da loro conservata e rinnovata. Personalmente neanche impegnandomi sono riuscito a trovarle somiglianze anche lontane con la Diesel di Soma; né nella struttura, né nella produzione, ma soprattutto neanche nel classico e inconfondibile odore citroso della sopracitata. Tutta questa premessa non vuole certo scoraggiare i growers nel coltivarla, né vuol significare che essa non sia un’altra ottima riuscita della neo nata Seed Bank spagnola.

La struttura già dalle prime settimane evidenzia un possente vigore, con grandi ramificazioni laterali che la rendono molto adatta allo scrog come ci suggerisce anche il grower Skall. Non di meno in outdoor, riesce a crescere in maniera prodigiosa, sempre che le condizioni adatte lo facilitino. Gradisce infatti molta acqua e una discreta dose di umidità nella fase di crescita, cosa che le facilità lo sviluppo e la massa radicale, ciò non significa che va affogata soprattutto nelle primissime settimane. Inoltre risulta essere una discreta mangiatrice di concime sempre se fatta ben radicare in profondità. Impressionante il potere di immediata rimarginazione del fusto e dei rami, i quali banchettati dalle “Spinose” in pochi giorni sembrano seccare, guarire e rispuntare copiosi…

Alcuni growers esperti, ci riferiscono di aver raccolto questa pianta lasciando qualche fiorellino nella parte inferiore, i quali, tornati dopo circa un mese si sono trovati a raccogliere una seconda volta abbondanti ramificazioni ricresciute e ben mature.
Anche per i colori… eccezionali ed infinite variabili di rosso porpora, amaranto, ruggine nel finale fioritura la rendono uno spettacolo unico se coltivata outdoor nelle campagne fresche ed assolate; parafrasando il “ciccio laurenti” che presto tornerà tra noi è davvero “scicchettosa”…

Resiste bene ai parassiti in genere, ed anche con le muffe se la cava egregiamente, tuttavia qualche botrite può attecchire, viste le poderose cime solide come la roccia che, sempre nelle dovute condizioni, riesce a sviluppare. Forse un tantino instabile con qualche differenza di maturazione nel periodo finale.

Chiacchierando con un navigato anziano grower californiano proprio ieri, mi riferisce e azzarda paragoni importanti per la Ice Cool. Non molti di voi infatti conosceranno un vecchio mito californiano, ovvero la “Rosetta stone” dei “Grimm brother”, stiamo parlando infatti degli inizi degli anni 60/70, epoca in cui la beat generation sfornava più di qualche breeder “frikkettone”…
Neanch’io infatti la conosco personalmente, se non per le ricerche e le indagini che cerco di fare quotidianamente vista la mia passione-lavoro, ma costui afferma di ricordare quegli antichi sapori. Meritevole, la sweet seed (cercheremo presto di indagare come ha fatto), che pare detenga dei cloni di Rosetta con cui ha creato la “wild rose” strain che hanno a catalogo.

Ma torniamo in tema, e consideriamone ora i test organolettici… Chi ha avuto la fortuna di venire al raduno dei growers italici, potrebbe testimoniare l’ampiezza delle sfumature di questo succulento strain, portato in una versione outdoor rigorosamente bio, da uno tra i più simpatici ed anche esperti coltivatori del Nord est Italia…

Speziata, fruttatissima, anche muschiata e un po’ balsamica, sarà per l’alta concentrazione di terpeni nell’aria, ma da quel raduno non se ne è cavato un ragno dal buco, per decidere di cosa sapesse Ice Cool… Ne sono uscite davvero di tutti i colori. Le definizioni sono spesso molto personali, ma di certo per quanto mi riguarda, non esagero, Ice Cool è uno degli strain che mi ha dato più soddisfazioni negli ultimi 5/6 anni, insieme a tanti altri ovviamente…

L’high euforico perdura per parecchio, ma anche si propaga una sedazione rimarchevole in tutto il corpo, come ci riferisce un paziente-amico growers, bisognoso di alte dosi di C.b.d. per la sua patologia sclerotica; denota quindi anche proprietà mediche. Obbiettivamente uno strain da provare, tuttavia con un grande difetto che mi preme sottolineare e rimarcare…100 € e passa euro sono davvero troppi per dieci semi. Come al solito le seed bank speculano oltre modo quando azzeccano qualche mossa…

Vorrei concludere facendo un appello. Questa rubrica si sta un po’ annoiando nel testare piante convenzionalmente associate alle seed bank…Ragione per cui nel prossimo numero tratteremo finalmente qualcosa di davvero ricercato ed esclusivo, IL LANDRACE AMATRICIANO. Credo sia giunta l’ora di dar spazio al “made in Italy”alle prelibatezze nostrane, perché mi sono accorto già da tempo che nel bel paese non si produce solo buon parmigiano e buoni vini, ma altresì grazie a growers sempre più esperti, grandissime erbe… Sarebbe un sogno, se tutti i grower di varietà autoctone, ricoltivate negli anni,
si potessero scambiare i semi per conservare e incrociare le specie italiche…

 





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