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Con 170mila cavalli macellati ogni anno, l’Italia detiene il negativo primato del più alto consumo europeo di carni equine. La normativa comunitaria prevede che i cavalli viaggino in box singoli e possano riposare, avere cibo e acqua sufficienti, ma essa viene regolarmente ignorata. In Italia gli animali arrivano soprattutto da Spagna ed Est Europa (Lituania, Romania e Polonia). Il consumo di carne di cavallo si concentra in Italia in Puglia (32% del totale nazionale), Lombardia (14,3%), Piemonte (10,8%), Emilia Romagna (9,2%), Veneto (7,6%), Lazio (5,5%). Il consumo procapite è di quasi 1 kg.

Gli effetti del trasporto sugli animali, e quindi sulla qualità delle carni, non sono soltanto lesioni ed ecchimosi. Ma anche la cosiddetta carne Dfd (dark, firm, dry: scura, rigida e secca), provocata dal consumo del glicogeno nei muscoli a causa della spossatezza degli animali dovuta ai lunghi viaggi; una maggiore durezza delle carni e la cosiddetta carne Pse (pale, soft, exudative: pallida, molle, essudativa); contaminazioni da salmonella. I tassi di mortalità degli animali sono maggiori in presenza di temperatura e umidità elevate; questo tasso aumenta significativamente anche del 50% a seconda della durata del viaggio, circa il 70% dei decessi si verifica a bordo del camion e il restante durante la stabulazione. Lo stress subito dagli animali li rende più vulnerabili alle infezioni. Tra le malattie legate al trasporto: l’ipertermia maligna, i colpi di calore, la sindrome da stress (Pss).

Un importante video-documentario, distribuito in tutto il mondo dalla Coalizione internazionale Handle with Care, racconta il viaggio Spagna-Italia di un gruppo di cavalli su camion per 36-46 ore, quasi sempre senza riposo, senza cibo e acqua adeguati, a temperature che d’estate superano i 40 gradi.

Durante il viaggio gli animali non vengono mai fatti scendere e rifocillati, anche se le norme in materia prevedono che ciò avvenga almeno ogni 24 ore. I cavalli sono stipati su camion in spazi angusti dove gli animali che cadono a terra sfiniti vengono calpestati dagli altri che condividono i pochi metri quadrati del pianale. I capi dovrebbero per legge viaggiare in box individuali ma questo non avviene nella realtà. Secondo la Fao il trasporto su lunghe distanze è un facile veicolo di malattie. Quando gli animali sono stipati su un camion, bastano 30 minuti per far passare dal 18 al 46% il livello salmonella negli escrementi. E all’arrivo dopo un viaggio di questo genere, il numero di animali infetti passa dal 6 all’89%.

Questo è l’ultimo tragitto che compiono prima di finire trasformati nelle vostre bistecche.

Gaspare Messina





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