Il giudice federale Boasberg si è schierato dalla parte della riserva indiana Standing Rock Sioux in lotta da anni contro il gasdotto Dakota Access e ne ha ordinato la chiusura a partire dal 5 agosto 2020 fino a quando non sarà effettuata una più ampia revisione ambientale, il che significa, con le elezioni presidenziali programmate a Novembre, spostare le responsabilità di azioni future sulla prossima amministrazione USA. La decisione è arrivata dopo che in aprile lo stesso giudice si era pronunciato sull’oleodotto definendolo “altamente controverso”.

Il gasdotto sotterraneo di 1.886 km trasporta petrolio dal Nord Dakota attraverso il Sud Dakota e Iowa e verso un terminal nell’Illinois. Appena a nord della riserva di Standing Rock, passa sotto il fiume Missouri. La tribù Sioux attinge le sue acque proprio da lì e temendo il rischio inquinamento si è battuta con ogni mezzo pur di evitare la catastrofe prima, durante e dopo la costruzione di questo discusso oleodotto in attività dal 2017.

Ora lo stop, grazie alla sentenza.

I Sioux  hanno sempre portato avanti il tema della sicurezza dell’impianto e il suo impatto potenzialmente devastante sull’ambiente e nel tempo anche Greenpeace e un gruppo di oltre 160 scienziati si sono espressi contro il gasdotto. Questo anche perché il curriculum di Sunoco Logistics, l’operatore dell’infrastruttura, non è mai stato rassicurante: la società infatti ha avuto a che fare con diversi sversamenti durante la sua attività, con almeno 203 perdite in un solo anno, per un totale di 3.406 barili.

Purtroppo il gasdotto non ha portato solo danni ambientali a Standing Rock dove sono aumentati i casi di criminalità. Invece di offrire i posti di lavoro inizialmente promessi per i residenti locali, le compagnie che hanno realizzato il gasdotto e che si sono occupate della manutenzione hanno istituito campi per i propri lavoratori itineranti insieme ai quali sono arrivati stupefacenti, crimini legati all’alcol e violenze sessuali.

Anche i proprietari dei terreni attraversati dal gasdotto hanno avuto di che lamentarsi, dichiarando che la società non ha dimostrato di apportare alcun sostanziale beneficio pubblico per i residenti sottoposti agli espropri forzati.

Questo blocco, per quanto temporaneo, rappresenta una vittoria per tutte le persone che negli anni hanno combattuto in difesa della cultura e delle comunità indigene e più in generale della terra in aperta opposizione a ciò che può essere considerato come l’ennesimo atto di colonialismo degli eredi dei coloni americani.





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