Il coraggioso progetto “Saracinesco in Canapa” prevede il prezioso sostegno diretto delle associazioni di settore in sinergia con gli enti pubblici e le università. Di seguito alcuni commenti dei vari soggetti coinvolti nel progetto per capire quale sarà il loro reale contributo e come si svilupperà il piano di lavoro.

Il villaggio della salute
A Saracinesco prenderà forma un “villaggio della salute” in cui il paziente sarà accolto in un ambiente costruito a partire da lui e dalle sue esigenze, dove la canapa e la natura sono protagoniste. Un team composto da un paesaggista, un geologo, uno strutturista, un geometra ed un architetto studierà le soluzioni ed i materiali migliori. «È un team articolato» ci ha spiegato Raffaella Buccolini, l’architetto del gruppo, «perché ci siamo dati l’obiettivo di creare un’architettura “botanica” che sia inserita nel paesaggio e che dia il minor imbatto ambientale possibile da tutti i punti di vista. Tutti gli spazi sono pensati per poterti far immergere nel paesaggio che ti circonda e saranno utilizzate varie tecnologie naturali, compresa la canapa e calce, possibilmente con materiali vicino al km zero».

LapianTiamo
«Noi come LapianTiamo», racconta Andrea Trisciuoglio, uno dei fondatori dell’associazione, «abbiamo dato il nostro apporto affinché si creasse un luogo come Saracinesco condiviso dalle varie associazioni. Siamo tutti insieme e questo lo fa diventare un posto importante dove tutte le realtà antiproibizioniste avranno uno loro spazio per esprimersi. Sarà un posto dove sicuramente inizieremo a dipingere l’Italia di verde facendo vedere la canapa fatta da giovani ragazzi mostrando come cresce e per cosa può essere utile. Speriamo che possa essere d’aiuto a far cambiare la percezione che ancora oggi c’è di questa pianta».

Canapa Info Point (CIP)
«Piano piano le associazioni avranno uno spazio per realizzare i propri progetti», ci ha raccontato Carlo Monaco del Canapa Info Point, realtà che da subito ha messo in connessione i diversi soggetti che stanno aderendo. «Intanto abbiamo iniziato con la semina sperimentale e mettere il primo semino quest’anno significa partire con una buona base. Tra luglio e agosto organizzeremo un evento per mostrare come procede la crescita della canapa e fare un aggiornamento sul progetto più in generale: tutto andrà di passo con i lavori per il villaggio terapeutico che per ora è un’utopia ma speriamo diventi presto una splendida realtà».

 Società Italiana di Medicina Naturale (SIMN)
«Siamo all’inizio», ci ha spiegato il dottor Antonello Sannia, presidente della Società Italiana di Medicina Naturale, sottolineando che: «I dettagli andranno definiti in seguito. Ci sono le basi perché si sviluppi un ottimo progetto nel quale sicuramente noi avremo un ruolo di supervisione e controllo dal punto di vista scientifico». Il passo successivo dell’associazione sarebbe quello di creare un estratto di cannabis, «tramite una tecnologia molto innovativa di proprietà dell’azienda, molto più performante di quello che si trova oggi».

Università degli Studi della Tuscia
«Nel Comune di Saracinesco», ci ha raccontato il professor Enio Campiglia, docente di Agraria presso l’università, «la reintroduzione della coltivazione della canapa può rappresentare un’occasione di ritorno alle radici con una pianta che ha segnato, fino a circa la metà del secolo scorso, il paesaggio attraversato dal fiume Aniene. La collaborazione tra il comune di Saracinesco e il Dipartimento DAFNE dell’Università degli Studi della Tuscia nasce con lo scopo di reintrodurre la coltivazione della canapa in un areale ad essa particolarmente vocato, in un momento di grande interesse dell’opinione pubblica per questa pianta. In questo contesto la possibilità di abbinare la coltivazione della canapa a scopo alimentare e da fibra con quella a scopo farmaceutico, con una struttura legalmente riconosciuta in grado di poter accogliere i pazienti che ne fanno uso terapeutico, potrebbe rappresentare un ulteriore modo di utilizzare questa pianta non solo per valorizzare e l’economia locale e abbattere i costi dei farmaci cannabinoidi che al momento sono importati dall’estero, ma andare incontro anche alle richieste per una migliore qualità della vita».

CanapAroma
«CanapAroma», ci ha raccontato Alessio Petullà, «è stata una delle realtà che fin dall’inizio ha partecipato attivamente, andando a realizzare la prima bozza progettuale e il nome stesso ‘Saracinesco in Canapa’. I nostri compiti sono la cura della comunicazione visiva, la promozione e l’organizzazione di eventi, la realizzazione di conferenze, di workshop e la gestione agronomica del sistema colturale che andrà ad essere impostato in collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia. L’idea è quella di rendere Saracinesco il primo Comune italiano ad interessarsi della canapa in tutti i suoi aspetti. La bellezza del centro storico, la tranquillità ed il fatto della vicinanza con Roma, rendono Saracinesco il posto ideale per la realizzazione di un eco-villaggio fito-terapico e per la diffusione di un nostro progetto di albergo diffuso che prende il nome ‘canapainn’».

Dinafem
«L’idea di appoggiare questa iniziativa parte dal fatto che Dinafem è una realtà che si muove attraverso l’innovazione e la ricerca, fattori determinanti per affrontare il futuro in termini di sostenibilità ambientale.
Un comune a rischio d’estinzione come Saracinesco ha scelto di usare la canapa come strumento di sviluppo, attuando così una strategia sostenibile ed ecologica. L’agricoltura riveste infatti un ruolo sociale non trascurabile consentendo di realizzare attività terapeutiche, educative, ricreative, di inclusione sociale e lavorativa e servizi utili per la vita quotidiana, in questo caso attraverso le risorse che la canapa ci offre. Lo scopo di Dinafem sarà quindi di appoggiare pienamente il progetto ‘Saracinesco in Canapa’ con la speranza che si costituisca un network di ricerca virtuoso e un riferimento internazionale per chi si occupa di ricerca sulla cannabis e i suoi utilizzi».





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