Uno studio recentemente pubblicato su “ScienceAdvance” ha portato alla luce quella che potrebbe essere una delle più antiche testimonianze relative al consumo di fumo di cannabis. Sembra infatti che i reperti trovati dall’archeologo Yimin Yang dell’Università della Cina dell’Accademia delle scienze di Pechino nel cimitero di Jirzankal (nella catena montuosa del Pamir, in Asia centrale) siano da ricondurre alla combustione di piante di cannabis bruciate per inalarne i fumi. Questa pratica avrebbe indotto stati alterati di coscienza, riconducibili a rituali legati alla sepoltura dei cari, forse nel tentativo di comunicare con i morti, almeno secondo quanto ipotizzato dagli studiosi.

I resti di cannabis di età comparabile sono stati trovati in diverse altre tombe dell’Asia centrale, tra cui un sito nei monti della Russia Altai situato a circa 3.000 chilometri a nord-ovest delle montagne del Pamir.

Tuttavia, a detta dei ricercatori, le scoperte al cimitero Jirzankal offrono uno sguardo senza precedenti su come la cannabis sia stata inizialmente utilizzata come sostanza psicoattiva.

Gli asiatici iniziarono a coltivare cannabis almeno 6.000 anni fa, ma solo per consumare i semi oleosi delle piante e fare vestiti e corda con le fibre.

Le varietà di cannabis coltivate all’inizio in Asia orientale e altrove, come la maggior parte delle forme selvatiche della pianta, contenevano bassi livelli di THC e altri composti che alterano la mente.

Alcune delle prime prove di persone che fumarono marijuana provengono dallo storico greco Erodoto, che scrisse del fumare cannabis intorno a 2.500 anni fa nelle steppe dell’Asia centrale, all’incirca 2000 chilometri a ovest delle montagne del Pamir. Purtroppo una determinazione esatta di quando e dove le piante di cannabis ad alto contenuto di THC si sono sviluppate originariamente e le persone hanno fumato per la prima volta la cannabis ancora manca agli scienziati.

Secondo il coautore dello studio Robert Spengler dell’Istituto Max Planck per la Scienza della storia umana a Jena (in Germania) i passi montuosi di alta quota dell’Asia centrale e orientale, compresa la regione del Pamir, hanno ospitato le rotte commerciali della prima Via della Seta, che collegava la Cina con l’Asia occidentale e l’Europa. “Il nostro studio implica che la conoscenza del fumo di cannabis e specifiche varietà della pianta ad elevato contenuto di THC fossero tra le tradizioni culturali che si diffondevano lungo le rotte di scambio della Via della Seta“, ha detto Spengler in una conferenza stampa dell’11 giugno.

I reperti archeologici indicano che molte pratiche di sepoltura si erano diffuse in tutta l’Asia centrale e orientale di circa 2500 anni fa. È quindi probabile che l’inalazione di fumo di cannabis nelle cerimonie funebri fosse parte di quel processo, secondo l’archeologo Michael Frachetti della Washington University di St. Louis. “A quel tempo, l’antica Via della Seta collegava le popolazioni da Pechino a Venezia“, dice.

Date le nuove scoperte, i siti montani dell’Altai meritano un’analisi più approfondita degli indizi sulle origini del consumo di fumo di cannabis, aggiunge l’archeologo David Anthony dell’Hartwick College di Oneonta, New York.

A sostegno dell’ipotesi che la regione del Pamir fosse un antico crocevia, vi sono inoltre le prime analisi chimiche di ossa e denti umani del cimitero di Jirzankal, che hanno indicato che 10 su 34 individui testati erano cresciuti al di fuori della suddetta area. Gli oggetti collocati in alcune tombe di Jirzankal, come i tessuti di seta della Cina orientale e un tipo di arpa proveniente dall’Asia occidentale, suggeriscono che persone di culture differenti viaggiassero in Asia centrale.

Il cimitero Jirzankal si trova a oltre 3.000 metri sul livello del mare. Strisce di pietra bianche e nere attraversano la superficie del sito. Circolari tumuli di terra coprono le tombe, che sono allineate con uno o due anelli di pietre.

La squadra di Yang ha identificato una firma chimica della cannabis su materiale vegetale carbonizzato da 10 bruciatori in legno, o bracieri, trovati in otto tombe di Jirzankal. Segni chimici di un livello insolitamente alto di THC sono stati trovati all’interno di nove bracieri e su due pietre che erano state riscaldate e utilizzate per bruciare le piante nei bracieri.

Tuttavia, secondo Spengler, quelle piante antiche avrebbero innescato effetti psicoattivi meno potenti rispetto alle attuali piante di cannabis coltivate specificamente per gli alti livelli di THC.

Non è noto se le persone che hanno seppellito i loro morti nel cimitero Jirzankal coltivassero piante di cannabis ad alto contenuto di THC o avessero scoperto una varietà psicoattiva che cresceva in natura. In ogni caso, sospetta Frachetti che l’inalazione di fumo di cannabis come parte dei rituali di sepoltura che alterano la mente è probabilmente iniziata millenni prima che le popolazioni si riunissero alle tombe di Jirzankal.

I ritrovamenti nella regione del Pamir su cui sono state rinvenute tracce di THC





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