Pubblichiamo qui di seguito la lettera che il Comitato Pazienti Cannabis Medica ha scritto direttamente al ministro della Salute Roberto Speranza, evidenziando che per la mancanza di cannabis medica i pazienti non riescono ad avere accesso alle cure, e che alla situazione sta nuovamente tornando critica nonostante alle rassicurazioni ricevute. Il tutto mentre Walter De Benedetto, paziente che per anni ha chiesto che gli venissero aumentati i quantitativi di cannabis forniti, senza ottenere risposta, è sotto processo per averla coltivata.

Ill.mo Ministro Roberto Speranza,

le scrivo a nome del COMITATO PAZIENTI CANNABIS MEDICA, associazione di pazienti che ha sede in Sicilia, ma che opera su tutto il territorio nazionale, che promuove e sostiene la tutela giuridico sociale e sanitaria di tutti i malati, invalidi e portatori di handicap, attraverso attività di informazione sulla possibilità terapeutica legata alla cannabis a uso medico.

Siamo in contatto con il Ministero da troppo tempo per non avere avuto risposte concrete, anzi, assistendo alla crescita dei mercati nazionali europei, come quello tedesco, mentre in Italia abbiamo assistito, in un momento di crisi medica mondiale, a un restringimento dell’accesso alla cannabis medica, da parte dei malati. Questo poco prima della ricollocazione, da parte dell’ONU dietro spinta dell’OMS, della cannabis nella tabella dei farmaci, eliminandola, di fatto, dalla tabella delle droghe di abuso.

Come Lei sa, i problemi che abbiamo più volte evidenziato sono:

– L’insufficienza dell’offerta in Italia di cannabis medica.
– L’inefficacia e inefficienza del piano di approvvigionamento italiano.
– La difficoltà di accesso alle cure.
– La limitazione delle possibilità di ricerca legate alla cannabis medica.
– L’assenza di formazione sulla cannabis come medicina.
– L’assenza di armonizzazione di trattamento dei pazienti nelle differenti Regioni.
– La continua sottovalutazione del mercato medico.
– Le opportunità che offre la legge e i casi di successo internazionali, replicabili a legge vigente.

Le nostre richieste come rappresentanti dei pazienti, di medici , farmacisti, e ricercatori che fine hanno fatto?

Le quantità di cannabis sono insufficienti. Attraverso il progetto di Firenze, il ministero della Salute aveva previsto una produzione, per il 2020, di 500 chilogrammi di infiorescenze di cannabis. Dallo stabilimento di Firenze sono usciti solo 150 chilogrammi di cui 50 FM2 e 100 di importazione. In base alle patologie trattabili con la cannabis medica, le stime della domanda di infiorescenze potrebbero valere 7 tonnellate annue, per 20 milioni di pazienti. Ci sono aziende sanitarie, le cui forniture previste, comunicate a fine 2020, non sono state rispettate e, ad oggi, non sono definiti tempi di consegna per la cannabis medica. Per esempio, ci sono aziende sanitarie che da sei mesi non ricevono la varietà FM2.

Visto l’art. 18 quater, del decreto legge del 16 ottobre 2017 n 184, recante disposizioni in materia di Produzione e trasformazione di cannabis per uso medico, lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, non è riuscito:

– a soddisfare il fabbisogno nazionale di cannabis per uso medico.

– Ad assicurare la continuità terapeutica.

– A realizzare studi clinici pubblicati.

– A realizzare programmi obbligatori di formazione continua in medicina per l’aggiornamento periodico del personale medico, sanitario, sociosanitario e in questo modo ha contribuito ad una disinformazione penalizzando i malati.

– Non sono state rilasciate nuove autorizzazioni alle importazioni a nuove aziende per la cannabis medica;

– Non sono state rilasciate altre autorizzazioni per la coltivazione di cannabis medica e l’unica autorizzazione di cui si è avuto notizia tramite i giornali riguarda la produzione di cannabis per CBD, senza THC; non ci sono dubbi, ormai, circa la superiorità in termini di efficacia e sicurezza dell’intero fitocomplesso.

– Non vengono rilasciate autorizzazioni per l’importazione, né per la produzione interna di altre varietà di cannabis medica di grado farmaceutico.

Si assiste ad una marginalizzazione delle attività legate alla diffusione di informazione, date dai provvedimenti attuati nei confronti di farmacie specializzate nella cannabis medica e alle limitazioni imposte nella consegna a domicilio dei preparati farmaceutici. Purtroppo, l’insieme dei punti sopra elencati genera una serie di criticità per i malati. I medici non sono formati e i pazienti faticano a trovare specialisti di riferimento, in grado di indirizzarli verso la terapia individuale più appropriata. I farmacisti non sono formati e i pazienti faticano a trovare farmacie in grado di allestire il farmaco galenico in maniera adeguata.

I pazienti non hanno lo stesso trattamento da Regione a Regione. Troviamo regioni dove è prescrivibile la cannabis a pagamento per l’emicrania, troviamo anche regioni dove, non viene applicata la rimborsabilità, neppure per le poche patologie riconosciute a livello locale e nazionale.

La cannabis medica, un mercato dal valore potenziale stimabile tra i 30 e gli 80 miliardi di Euro annui, ha generato un forte interesse tra numerosi comuni Italiani, da nord a sud, per accogliere progettualità sulla coltivazione di cannabis. Questi numeri non sono paragonabili alle cifre stanziate dal ministero della salute. Le somme stanziate, di poco superiori a 2 milioni di euro annui, per la produzione e importazione di cannabis medica, hanno dimostrato di non essere sufficienti e di non avere risposto a nessun obiettivo prefissato.

I costi sostenuti sono doppi rispetto ai valori medi di mercato. Come è possibile? come sono stati spesi questi soldi? Una attività di interno potrebbe avviare processi di efficientamento sui costi. Deve essere fissato un benchmark per il prezzo di acquisto della cannabis e la modalità di calcolo deve essere trasparente. Il costo stabilito per l’acquisto della cannabis prodotto dallo Stabilimento di Firenze, pari a 5,93 euro al grammo, è pari a più del doppio del costo medio di mercato che si aggira tra i 2,00 e i 2,50 euro al grammo.

Un altro problema emerso, oltre al fuori mercato di acquisto della cannabis da parte del ministero, sono le stime sul mercato farmaceutico. Una stima attendibile dei potenziali fruitori di terapie a base di cannabis medica sono 20 milioni di Italiani, per 7,3 tonnellate di cannabis annui. Le stime attuali non sono significativamente paragonabili ai numeri effettivi.

Non servono più nuovi progetti, ma nuovi modelli di sviluppo medico scientifico ed industriale, le competenze del ministero devono sviluppare le progettualità, abbozzate con il decreto Lorenzin nel 2015.

Alla luce di tali considerazioni, chiediamo che venga istituito al più presto e di poter partecipare al tavolo tecnico presso il ministero della salute, in qualità di rappresentanti di pazienti, medici e farmacisti. Siamo a conoscenza degli incontri che si stanno svolgendo presso il Vostro Ministero, al fine di risolvere i problemi sopra evidenziati; problemi, per cui sono già disponibili i professionisti e i progetti, già presentati al ministero nel luglio 2020 per proporre le soluzioni ai problemi sopra elencati.

Restando in attesa di un Suo cortese riscontro, porgo i miei più cordiali saluti,

Santa Sarta

Comitato Pazienti Cannabis Medica
Fonte: cannabisterapeutica.info

 





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