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A fine settembre, WWF e Legambiente hanno presentato i rispettivi report dedicati al bracconaggio: “Furto di Natura. Storie di bracconaggio Made in Italy” e “I dati del bracconaggio in Italia”. Il quadro che emerge, leggendoli, è terrificante: ogni anno migliaia di esemplari vengono brutalmente catturati e uccisi dai bracconieri, alimentando il commercio illegale della fauna selvatica.

Nel mirino di uomini senza scrupoli ci sono orsi, cervi, lupi, camosci, rapaci e pettirossi. I dati diffusi da Legambiente nel suo approfondimento sul bracconaggio in Italia sono inquietanti: negli ultimi sette anni sono state registrate, ogni giorno, 20 infrazioni contro la fauna selvatica, denunciate più di 16 persone ed effettuati quasi 7 sequestri. Le regioni dove sono state registrate maggiori infrazioni sono Sicilia, Campania, Puglia e Calabria, mentre quelle con il maggior numero di procedimenti verso persone indagate sono Lombardia, Campania, Calabria e Sardegna. Dal report pubblicato dal WWF emerge che, tra il 2014 e il 2015, gli episodi di bracconaggio sul territorio italiano sono aumentati del 40,7% (su 706 casi analizzati): 67% a danno di uccelli e 23% di mammiferi. Cresce anche l’utilizzo di trappole e veleni (+18%). Sebbene sia molto difficile quantificare i reati di bracconaggio, non esistendo una vera e propria banca dati, le cifre fornite da Forze di polizia e associazioni ci regalano, nel complesso, elementi utili per capire che è necessario intervenire immediatamente. «Le forme più diffuse e conosciute di bracconaggio sono oggi radicate nel territorio e nel contesto culturale, troppo spesso tollerate o protette da un diffuso atteggiamento di compiacenza e omertà», dichiara Isabella Pratesi nel rapporto del WWF.

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Tra gli esempi più noti l’uccisione di piccoli uccelli, istrici, lepri, ghiri, per la preparazione di ricette locali, la cattura di passeriformi destinati a diventare richiami vivi, l’abbattimento di lupi o orsi per ritorsione a ipotizzati danni. È possibile valutare il danno economico dovuto al bracconaggio? Ambientalisti, scienziati, economisti, da tempo, cercano di rispondere a questa domanda. Non mancano studi ed esempi legati ad attività turistico-ricreative o connessi agli ecosistemi che sicuramente aiutano a comprendere il valore economico del danno ambientale ed economico di questo fenomeno. Il bracconaggio è una piaga da debellare, una vergogna per il nostro paese che, purtroppo, è ancora molto indietro a livello legislativo riguardo la tutela della fauna selvatica. «Il quadro eterogeneo emerso e la distanza tra azione repressiva e azione giudiziaria evidenzia le debolezze dell’attuale normativa in tema di delitti contro la fauna. Per questo chiediamo al Parlamento di introdurli nel Codice Penale, riprendendo il lavoro già fatto con emendamenti e ordine del giorno durante la discussione parlamentare della legge sugli “Ecoreati”, strumento indispensabile per consentire alle Forze dell’Ordine e alle Procure di raggiungere efficaci risultati nel loro difficile e preziosissimo lavoro di contrasto dell’illegalità», sottolinea Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente.





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