Il narcotraffico si va strutturando anche in Europa ed ormai non teme più le forze di polizia, segno di come la bilancia, nella guerra tra “guardie e ladri” si stia inesorabilmente spostando sempre più a favore di quest’ultimi. Questa è ormai una verità che nessuno può smentire.

LA MAPPA DELLA NUOVA NARCOEUROPA. Le conferme arrivano dai diversi stati del continente ed unendo i puntini nel quadro del nuovo assetto della cannabis illegale si ottiene l’evidenza di come intere regioni dell’Europa siano ormai paragonabili ai narcostati sudamericani. In Albania la produzione illegale di cannabis vale un terzo del Pil nazionale e interessa gran parte del territorio, in Italia – specie in Sicilia ma non solo – le mafie coltivano a cannabis appezzamenti sempre più grandi di terreno, proteggendoli con guardie armate e non facendosi problemi ad uccidere chi ha visto troppo. In Inghilterra si scoprono intere foreste, e addirittura vecchi bunker antiatomici, coltivati a marijuana. In Spagna invece, è notizia di questi giorni, i trafficanti di hashish importato dal Marocco hanno praticamente conquistato una spiaggia. E la lista potrebbe continuare.

LA SPIAGGIA DEI TRAFFICANTI DI HASHISH. La spiaggia di Tonelero si trova nel Comune La Linea de la Concepciòn, al confine tra la Spagna e l’enclave britannica di Gibilterra. Qui l’hashish arriva dal Marocco, distante solo un palmo di mare, a bordo di barche lunghe e potenti. Misurano da 12 a 14 metri e possono trasportare fino a tre tonnellate di fumo ad ogni carico, sono dotate di tre motori da 300 cavalli ciascuno. Delle saette imprendibili per la capitaneria di porto spagnola. Dai natanti vengono scaricate direttamente sulla spiaggia, anche in pieno giorno, anche mentre centinaia di persone sono lì a prendere il sole a pochi metri dalla scena. In una decina di minuti un manipolo di uomini nascosti da una muta riescono a scaricare il tutto. Una sfrontatezza che va avanti da un paio d’anni, ma che nessuno riesce a fermare, data la sproporzione numerica tra le forze a disposizione dei narcos e quelle ben più modeste della guardia civil.

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UNA STRUTTURA CRIMINALE CHE SI NUTRE DI POVERTÀ. Se i trafficanti si muovono così, alla luce del sole, non è per spezzo del pericolo ma grazie a una struttura ramificata impressionante. Sui tetti delle case ci sono sentinelle, ragazzini che per qualche euro comunicano con cellulari o walkie-tolkie ogni movimento della polizia. Quando la strada è libera comincia lo sbarco. Se malauguratamente spunta una pattuglia in direzione della spiaggia mentre i lavori sono ancora in corso, altri ragazzi cercano di fermarla, anche lanciando pietre contro la volante prima di darsi alla fuga, come è accaduto il mese scorso. Un fenomeno tanto più difficile da contrastare perché si alimenta della povertà diffusa: in un’area dove il tasso di disoccupazione è il più alto di tutta la Spagna essere una piccola pedina negli affari dei narcos garantisce la sopravvivenza.

L’UNICA CONTROMOSSA POSSIBILE È LA LEGALIZZAZIONE. Inutile dire che, in Spagna come in Albania ed in ogni luogo, la povertà diffusa è un ingrediente necessario per la strutturazione del narcotraffico. Ma la vera benzina che ne alimenta la diffusione è il proibizionismo. Il motivo per il quale sempre maggiori aree europee sono protagoniste di queste dinamiche è semplice: in tutta Europa milioni di persone fumano cannabis e non possono fare altro che acquistarla attraverso canali criminali. In Spagna esiste un embrione di sistema legale, quello dei Cannabis Social Club, ma questo non è sufficiente a sconfiggere del tutto il traffico illegale, soprattutto perché non è diffuso su tutto il territorio ed è ancora ciclicamente sotto attacco di politica e magistratura. Solo una legalizzazione vera e completa può sconfiggere il narcotraffico.





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