Interviste

I Modena City Ramblers festeggiano i 20 anni della band con un tour

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I Modena City Ramblers, anche se rinnovati nella formazione, sono sempre più combattivi e tornano con “Venti”, il nuovo tour in occasione del ventesimo anniversario dal loro primo album. Un collettivo, più che una band, che fa del pubblico il suo elemento principale e sceglie appunto di regalarci un lungo tour per i festeggiamenti del ventennale. Luca Serio Bertolini ci parla dei Modena City Ramblers…

I Modena festeggiano 20 anni dal primo album, un bel traguardo. Nel tempo è cambiata la formazione ma non lo spirito del collettivo. Cosa vi mantiene ancora carichi dopo 20 anni?
La carica è data da tante cose; sicuramente nella sfortuna di aver perso qualche elemento abbiamo avuto la fortuna di rinnovare la famiglia e il collettivo dove sicuramente trovano spazio nuove persone, e questo vuol dire anche nuovi stimoli.
Non è mai stato provinato nessuno nei Modena City Ramblers, pian piano abbiamo stretto rapporti con le persone e sono nate delle belle collaborazioni ed amicizie. Abbiamo sempre inserito nella band persone conosciute con cui c’è feeling e lealtà. Infatti il legame che ci unisce oggi è molto particolare, ci conosciamo tutti da anni e non siamo solo colleghi ma anche compagni di bevute e amici.
Siamo in sette ma c’è un ottavo elemento molto grande che abbiamo che è il pubblico, ci aiuta molto in questa impresa. Riscontrare che ciò che viene suonato o cantato è frutto di un percorso tra noi e il pubblico che dura 20 anni ed arrivare nel 2014 con questa gente che continua a seguire e condividere le idee da una bella forza al gruppo, quindi l’aiuto viene anche da fuori oltre che dall’interno.

Un bel tour per festeggiare questo traguardo è un bel regalo da fare ai vostri fan! La vostra performance live è suddivisa in 3 momenti distinti che caratterizzano la vostra crescita musicale. Come mai avete deciso di fare questo tipo di live?
Abbiamo deciso di provare a ripercorrere la storia punk, folk e via dicendo. La prima parte è più elettrica, sono solo strumentali. 
La seconda parte è più lenta: ci sono percussioni, chitarre acustiche, violino, mandolino e fisarmonica, insomma è musica molto da atmosfera. Molto bello, a tal proposito, ultimamente è vedere il pubblico che da rumoroso per questi quaranta minuti circa di acustico diventa silenzioso. C’è molta attenzione, c’è molta partecipazione… è bellissimo. L’ultima parte invece è la Combat Folk, lì si va di rullo di batteria, insomma si finisce in danza. 
Ci tengo a precisare che non avrebbe senso essere quello che siamo se non suonassimo tanto. Siamo fortunati perché abbiamo il pubblico poiché la musica senza i live non ha prospettive di vita artistica in Italia. Credo che per rimanere vivi sia necessario essere attivi artisticamente ed è fondamentale avere un buon rapporto con il pubblico perché è l’unico vero punto di contatto con la realtà.

Il fatto di essere bolognesi è stato fondamentale per maturare in voi questa lotta in favore della giustizia proletaria?
Sicuramente aiuta molto essere cresciuti in Emilia Romagna in generale comunque fra Reggio e Bologna c’è un ricordo di quel periodo. Io sono nato proprio sotto l’appennino Tosco-Emiliano quindi qua le storie si susseguono, ogni anziano ha un ricordo da raccontare riguardo quello che era il partito partigiano e le varie lotte. Gente che ha continuato a lottare dopo la guerra. Chiaro che non è solo l’Emilia vittima di quel periodo, anche se sicuramente ha avuto una storia recente molto piena. La fortuna di avere nonni che raccontano il passato come testimoni, oltre a suscitare forti emozioni, continua dare tanto dal punto di vista storico e noi nel nostro piccolo ci impegniamo a scrivere canzoni.

Nonostante il tempo passi il vostro pubblico è sempre giovane, com’è cambiato il vostro approccio? Tenendo anche in considerazione l’avvento dei social network…
Una volta pensavo di poter parlare dei social network in modo sereno, adesso sinceramente sono un po’ in confusione… Mi sono accorto di non essere allenato. Negli ultimi 3 anni ho fatto molta fatica a seguire l’evoluzione o l’involuzione dei social network, dell’utilizzo che hanno gli utenti delle varie fasce d’età. Sicuramente internet con tutto quello che può portare e può proporre ha accelerato i tempi in un modo incredibile, generando purtroppo varie crisi. Ad esempio la musica ha preso una batosta incredibile e questo è determinato dalla facilità con cui si può reperire. Il mercato credo che non abbia reagito bene per quanto riguarda il fornire qualcosa di più decente degli mp3. 
Ad ogni modo abbiamo la fortuna di avere i giovanissimi tra il pubblico, parlo di bambini con il papà e la mamma che cantano canzoni come Quarant’anni, Giorno di pioggia e molte altre.

Che effetto ti fa?
È un grande privilegio, ma la soddisfazione maggiore è quando il pubblico canta canzoni degli ultimi dischi, giovani e non.

Sei entrato a far parte dei Modena City Ramblers nel 2009, cosa ti ha portato a fare questa scelta?
Li conoscevo già da tempo, poi dal 2007 ho cominciato a fare il tecnico di palco per loro. E da lì è nato un po’ tutto, io già cantavo e suonavo nel mio gruppo e abbiamo avuto l’occasione di aprire qualche loro concerto, ci siamo conosciuti meglio, c’era feeling e quando Kaba ha deciso di abbandonare mi sono infilato io.
Quando mi hanno proposto di entrare nei MCR non è che ci abbia pensato tanto, perché è un privilegio. Ero lusingato che persone come loro, che allora parlavano e suonavano nelle piazze incantando i giovani chiedessero a me di entrare. Diciamo che non vedevo necessario il lusso di starci a pensare.

Voci di corridoio dicono che avete anche un disco in cantiere…
L’idea non è semplice, non mi sbilancio… abbiamo intenzione di fare questo disco in studio e farlo uscire verso febbraio/marzo 2015. Ci stiamo già lavorando adesso per quanto riguarda la stesura dei brani e il taglio che vogliamo dare.

Farete uscire un DVD “Buona la Prima” della vostra prima tappa del tour?
Sì, è un’intera serata registrata all’Estragon di Bologna, il 15 marzo in occasione dell’Irlanda in festa, con il doppio cd audio incluso. Uscirà verso fine maggio inizio giugno, saranno nel nostro banchetto e nei negozi di musica.

Una canzone in particolare alla quale sei affezionato?
Quarant’anni per me è un capolavoro. Mi ha commosso diverse volte nel tempo.

Il ritornello dei cento passi è diventato un inno contro la mafia, gridato alle manifestazioni, è una grande responsabilità. Cosa ne pensate del fatto che la vostra musica lancia anche un messaggio alle nuove generazioni e le influenza?
C’è il rischio di essere contro la mafia! Sarebbe molto bello non aver bisogno di “Cento passi”, canzone e film, e sarebbe altrettanto bello non aver avuto bisogno di testimoni come Saviano. Ma qui la mafia esiste e ci sono tanti tipi di mafia e tanti atteggiamenti mafiosi. Purtroppo sono semi che esistono e attecchiscono nei posti più disparati e impensabili, quindi è necessario stare attenti e anche portare un messaggio. Anche un domani, quando non esisterà la mafia come la conosciamo oggi, sarà importante ricordare, come si fa per altre tragedie. Bisogna ricordare, far vedere, far conoscere… Noi cerchiamo di parlare e di far giungere il messaggio a più persone possibili.

Il tour è iniziato da un paio di mesi, come sta andando e quali sono le prossime date?
E’ andata molto bene, abbiamo fatto marzo sold out, poi siamo ripartiti e di nuovo sold out… lo dico piano per scaramanzia! Ad ogni modo il tour non è finito e continueremo fino ad ottobre.

Lasciate un messaggio ai lettori…
Venite a vederci dal vivo, bisogna uscire di casa e dare ossigeno all’arte. L’arte ha bisogno di pubblico. Il pubblico è l’ossigeno di qualsiasi forma d’arte. Questo sento davvero di dirlo perché purtroppo la musica dal vivo ha bisogno di essere supportata.

 





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