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Dalla cantina di una casa di studenti dell’Università di Leeds sono giunti a suonare nei festival internazionali con il sostegno di Sir David Rodigan: i Gentleman’s Dub Club ci raccontano com’è nata la loro band e come producono la loro musica.
La band, composta da nove musicisti tutti di origine inglese, ha già due EP all’attivo (uno dei quali ha raggiunto il primo posto nella classifica reggae di iTunes nel 2012) oltre all’album FOURtyFOUR uscito lo scorso 21 Ottobre.
I gentleman Dub’s club hanno inoltre partecipato a diversi tour supportando artisti affermati come Roots Manuva, The Streets, The Wailers e Finlay Quaye.

Innanzitutto come vi siete conosciuti e come si è formata la band?
Ci siamo incontrati all’Università di Leeds, nel nord dell’Inghilterra. Alcuni di noi vivevano in una casa con una cantina che usavamo per fare le feste. Uno dei membri originari della band, Dean Fiirth, aveva portato un grosso impianto e abbiamo cominciato a fare jam alle nostre feste, a quei tempi eravamo solo in 4! Harry, il nostro manager ci mise in contatto con altri musicisti provenienti dal Leeds College of Music e abbiamo cominciato a fare dei concerti nelle sale di Leeds.
Fin dall’inizio i nostri concerti erano pieni di energia. La risposta del pubblico è stata la scintilla che ci ha spinto a prendere la band seriamente ed è quello che ci ha tenuto uniti negli ultimi 7 anni. La casa in cui vivevamo era al numero 44 Headingley lane a Leeds, ed è proprio questo numero che ha ispirato il titolo del nostro album di debutto, 44.

Quali sono le principali influenze della vostra musica? A cosa vi ispirate?
Molti di noi sono coinvolti nel processo di scrittura e creazione e quindi credo che ognuno contribuisca con i suoi interessi e gusti personali. Inoltre una delle influenze più forti per noi è stata quella del sound system dub, Iration Steppas di Leeds. Il nostro repertorio live dei primi tempi cercava in qualche modo di ricreare il loro suono elettronico-militante. Nel nuovo album in uscita abbiamo esplorato quel suono così come altri stili dub, reggae ed elettronici. Siamo molto severi con noi stessi e con la nostra musica ed è importante che ciò che produciamo sia in sintonia con l’identità della band. Questo, in parte, è il motivo che ha rallentato la produzione di un album completo, siamo in 9, e tutti devono dare l’approvazione prima di inserire un pezzo nell’album.

Avete pubblicato 2 EP fino ad ora, e il vostro primo disco è uscito il 21 Ottobre. Come create la vostra musica?
Il processo creativo è stato diverso per ogni traccia: per metà dell’album è stato prima scritto il testo delle canzoni da Johnny e altri ragazzi. Queste canzoni sono state poi prodotte da Toby e quindi ottimizzate prima di registrare le voci. Per l’altra metà dell’album invece, siamo partiti dalle basi (produzioni) alle quali abbiamo aggiunto le melodie e i testi. Abbiamo la fortuna di avere della buona attrezzatura a disposizione per gli effetti esterni grazie ad Harry, il nostro manager. Le fasi finali della produzione dei brani consiste nell’aggiunta di un sacco di effetti dal vivo così come assoli live suonati dai componenti della band.

Ora siete un punto di riferimento per la musica dub inglese. Quanto è stato difficile entrare nel settore e crearvi questa posizione nella scena musicale?
Stiamo ancora cercando di trovare il nostro posto nella scena musicale britannica in generale senza limitarci al dub. Abbiamo sicuramente una presenza forte come gruppo dal vivo, ma il nuovo album dovrebbe aiutarci a rafforzare la nostra identità anche all’interno della scena musicale britannica. Al momento siamo appoggiati enormemente da uno dei personaggi più famosi della scena reggae: Sir David Rodigan, ci sta sostenendo e promuove le tracce del nostro nuovo album già da qualche settimana!

I vostri tour spesso includono festival inglesi ed europei. Qual è per voi la differenza tra suonare in un festival piuttosto che a un concerto o ad una serata?
In realtà, è difficile da dire perché ogni concerto è diverso dal successivo e dal precedente per una serie di motivi. Gli spettacoli nei club sono intensi perché il pubblico è relativamente vicino e raggruppato in uno spazio piuttosto ristretto. I concerti nei festival con più di 5000 persone, invece, trasmettono una sensazione completamente diversa. La potenza del suono di tutte quelle persone che gridano allo stesso tempo è indimenticabile! È facile capire cosa fa gonfiare così tanto l’ego delle rockstar! Noi stiamo solo cercando di non prenderci troppo sul serio!

Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo progetto?
Ci si deve aspettare un album che esplora diversi stili di musica dub. Le canzoni sono diverse l’una dall’altra per molti aspetti ma si ritrova in ognuna l’uso creativo degli effetti e un’ossessione per la qualità del suono e della produzione.
Abbiamo anche cercato di concentrarci sulla creazione di brani originali e facili da ricordare sperando che l’album riesca a convincere anche coloro che non hanno molta familiarità con il genere dub.

Che messaggio volete trasmettere attraverso la vostra musica?
L’album tocca diversi argomenti. Ovviamente ci sono un paio di canzoni d’amore classiche ma ci sono anche riferimenti all’industria musicale e talvolta alla politica!

Lasciate un messaggio per i nostri lettori…
Non vediamo l’ora di suonare in Italia! Molti di noi sono venuti al Rototom Sunsplash a Osoppo qualche anno fa e conosciamo la reggae massive italiana! Speriamo di ottenere più show possibili in Italia perché è uno dei nostri paesi preferiti in Europa!

G.R.





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