drone bracconaggio

I bracconieri non sono, purtroppo, una specie in via di estinzione, ma rappresentano un pericolo costante per le specie protette ospitate nelle riserve e nei parchi naturali. Si muovono agilmente, pronti a mimetizzarsi con l’ambiente in caso di pericolo, ma la loro camaleontica abilità potrebbe non bastare a eludere il controllo degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles), meglio conosciuti come droni.

Gli UAV, tristemente noti per alcuni incidenti che, negli ultimi anni, li hanno visti coinvolti, potrebbero diventare una preziosa risorsa nella lotta ai bracconieri. Non è possibile, ovviamente, aspettarsi che i droni rappresentino la soluzione definitiva a un problema che si trascina da anni, ma, sicuramente, potrebbero svolgere un ruolo molto importante all’interno di una task force coordinata dai ranger. L’iniziativa pilota, che prevede il ricorso ai droni, è già stata sperimentata fin dal 2013 nella riserva kenyota Ol Pejeta Conservancy, dove vivono magnifici e rari esemplari di rinoceronti. I droni fungono da deterrente per i cacciatori di frodo, facilmente localizzabili anche al buio, grazie agli infrarossi e alle telecamere termiche, ma i costi sono decisamente troppo elevati, nonostante siano stati stanziati fondi cospicui.

E proprio il caso di dire, quindi, che l’unione fa la forza, infatti, la lotta ai bracconieri può sortire buoni risultati solo grazie a un’azione coordinata tra ranger, unità cani anti-bracconaggio e droni, ottimi supporti, ma non certamente risolutivi per stanare i bracconieri in azione.





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