Nel mondo il fiume più inquinato dai rifiuti è lo Yangtze in Cina, che da solo riversa in mare circa 1.5 milioni di metri cubi di immondizia nel mare ogni anno. Si stima che a livello planetario siano otto milioni le tonnellate di spazzatura che arrivano in mare dai fiumi, anche se nessuno può dire con certezza quanta plastica venga riversata davvero. Quel che è certo è che il 90% di tale mole proviene da dieci fiumi, tutti in Asia e in Africa.

Il ricercatore tedesco Christian Schmidt dello Helmholtz Center for Environmental Research di Leipzig ha analizzato 57 fiumi in giro per il mondo e ha quantificato le concentrazioni di bottiglie, buste e microfibre attraverso una misurazione a campione che attraverso una serie di algoritmi ha fornito la stima totale relativa ad ogni corso d’acqua. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Science and Technology e mostra che i dieci fiumi che contengono il 93% di tutta la monnezza fluviale del mondo sono il fiume Azzurro (lo Yangtze, appunto) e il fiume Giallo, il fiume Hai e Pearl, anche questi in Cina, il fiume Amur, al confine fra Russia e Cina, e il fiume Mekong, che invece attraversa Laos, Thailandia, Vietnam e Cambogia.  E poi ancora i fiumi Indu e Gange in India e infine i fiumi Niger e il Nilo in Africa.

Questi fiumi hanno varie cose in comune: un alto tasso di popolazione che vive nei dintorni e mancanza di sistemi di gestione dell’immondizia a livello locale e centrale.

I cinesi dal canto loro si rendono conto dell’enorme problema e hanno iniziato a guardare con maggior attenzione ai rifiuti: l’obiettivo è di arrivare al 35% di spazzatura riciclata entro il 2020.

Anche gli indiani ci hanno provato con un’iniziativa governativa, definita però fallimentare dalla stampa. Si tratta di Namami Gange project e prevede che alcune città come Nuova Delhi vietino il consumo di plastica monouso. Un’iniziativa minima di fronte all’enormità del problema.

Una speranza, invece, c’è e si chiama Interceptor, uno speciale catamarano presentato al pubblico alla fine di ottobre dalla stessa ong olandese che ha brevettato Ocean Cleanup, il sistema per ripulire gli oceani dalla plastica che, dopo qualche problema iniziale, sta ora lavorando a pieno regime con risultati soddisfacenti. Interceptor, come il suo cugino oceanico, sfrutta il flusso naturale delle correnti per catturare la plastica che viene intercettata dalla sua barriera galleggiante e incanalata verso il nastro trasportatore al suo interno. Ad oggi ne sono stati costruiti quattro, due di questi già operativi in Indonesia e Malesia. Un terzo è in procinto di essere installato nel delta del Mekong, in Vietnam, mentre il quarto è destinato a ripulire le acque fluviali di Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. I prossimi paesi che potrebbero dotarsi di un Interceptor sono Thailandia e Stati Uniti. Entro il 2025, se tutto va bene, il problema della plastica nei fiumi potrebbe aver trovato la sua soluzione.





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