(AP Photo/Luis Hidalgo)

In America le politiche sulla cannabis sono in rapida evoluzione con 8 Stati che ne hanno legalizzato l’uso ricreativo e 25 Stati (più i distretti di Columbia e Porto Rico) che hanno reso legale l’uso terapeutico.
In mezzo a questo cambiamento politico, ci sono sempre più pazienti e famiglie che chiedono informazioni riguardo al rapporto tra cannabis ed adolescenti.

La situazione ha portato l’Accademia dei pediatri americani a stilare un report che contiene consigli per i genitori che fanno di uso di cannabis e per gli adolescenti che sono quindi a contatto con la sostanza, che sarà pubblicato sul numero di marzo della rivista Pediatrics.

GLI EFFETTI NEGATIVI DELLA CANNABIS. Secondo lo studio il punto da cui partire è che la legalizzazione “anche se limitata agli adulti, può influenzare l’utilizzo tra gli adolescenti, diminuendo il rischio percepito dei danni o attraverso la commercializzazione di marijuana legale”.

Poi viene specificato che: “Gli unici studi pubblicati sull’uso o sull’efficacia di cannabis terapeutica in bambini o adolescenti sono stati sul suo utilizzo in forme di epilessia farmaco-resistenti“. Il riferimento è agli studi clinici attualmente in corso in cui, in due diverse forme di epilessia rara, la sindrome di Lennox-Gastault e quella di Dravet, la somministrazione di cannabis ad alto contenuto di Cbd, e che non causa quindi i tipici effetti psicoattivi della cannabis con alto contenuto di Thc, ha dato ottimi risultati nel ridurre il numero e l’intensità delle crisi epilettiche.

danni cannabis adolescentiIl report passa poi a spiegare che: “Gli effetti negativi della marijuana sono stati ben documentati. Numerosi studi pubblicati hanno dimostrato le potenziali conseguenze negative dell’impiego a breve e lungo termine della cannabis ricreativa negli adolescenti. Queste conseguenze includono la compromissione della memoria a breve termine e la riduzione di concentrazione, capacità di attenzione e capacità di risolvere problemi, ognuno dei quali interferiscono con apprendimento. Sono state documentate anche alterazioni nel controllo motorio, della coordinazione, del giudizio, del tempo di reazione, e nella capacità di monitoraggio. Sono stati inoltre pubblicati studi longitudinali che collegano l’uso di cannabis con più alti tassi di disturbi mentali, come depressione e psicosi, sollevando preoccupazioni sugli effetti psichiatrici a lungo termine” (alcuni dei quali sono però stati smentiti per non aver controllato i cosiddetti fattori confondenti, ndr).

Anche “il fumo passivo può essere dannoso per i bambini”, sottolinea il report specificando che: “Un recente studio ha rilevato che su un campione di bambini ricoverati per compromissione respiratoria, 1 su 6 aveva tracce rilevabili di marijuana”.

“Il cervello degli adolescenti”, continua lo studio, “non è pienamente sviluppato fino ai 20 anni di età, sollevando dubbi su come qualsiasi uso di sostanze psicoattive possa influenzare il cervello in via di sviluppo. Gli studi che esaminano il funzionamento del cervello nei giovani che fanno uso regolare o cronico di cannabis (per regolare si intende dalle 10 alle 19 volte al mese e per cronico 20 o più volte al mese) mostrano potenziali anomalie che si verificano in un certo numero di regioni del cervello comprese quelle che interessano la memoria (ippocampo) ed il funzionamento esecutivo (corteccia prefrontale). Viene poi specificato che: “Come con le altre sostanze psicoattive, più giovane è l’età in cui si inizia ad utilizzare sostanze, più è probabile che venga sviluppata una dipendenza in età adulta”.

IL RUOLO DEI PEDIATRI. Secondo i pediatri americani dal punto di vista medico la cannabis resta comunque una risorsa utile anche per i minori: “L’American Academy of Pediatrics (AAP) riconosce che i genitori possano scegliere la cannabis come trattamento per i bambini con patologie gravemente debilitanti o gravi quando altre terapie standard si sono dimostrati inadeguate e possono chiedere un sostegno al pediatra del loro bambino”. Poi una serie di consigli:

1. “Gli adolescenti e preadolescenti possono essere sottoposti a screening per l’uso di sostanze secondo una procedura americana chiamata Screening, Brief Intervention, and Referral for Treatment (SBIRT). Si tratta di una pratica utilizzata per identificare, ridurre e prevenire l’uso problematico, l’abuso e la dipendenza da alcol e droghe. “L’efficacia della tecnica SBIRT è stata documentata negli adulti con problemi relativi all’alcol”, sostengono i ricercatori nello studio spiegando però che: “A causa della mancanza di informazioni nella popolazione adolescente non ci sono  prove sufficienti per raccomandare o vietare questa tecnica. Tuttavia, sulla base delle prove limitate a disposizione e il basso costo di questo breve intervento, l’associazione dei pediatri americani ed il NIDA (l’istituto nazionale americano per l’abuso di droghe), raccomandano che questa tecnica sia utilizzata nelle pratiche pediatriche come parte delle cure di routine”.

2. “Per gli adolescenti che non fanno uso di cannabis possono essere utili tecniche motivazionali per evidenziare i motivi dell’astensione in modo da sostenere la loro decisione di astenersi”.

3. “Gli adolescenti che fanno uso di marijuana regolarmente hanno maggiori probabilità di soddisfare i criteri per un disturbo da uso di sostanze. Per questi adolescenti un breve intervento motivazionale può essere utilizzato per ridurre l’uso, continuando i colloqui con il pediatra o con uno specialista. Suggerimenti per la raccolta di informazioni utili per determinare l’entità e la gravità dell’utilizzo sono:

  • Chiedere all’adolescente quanto spesso usi cannabis. Farsi raccontare anche le circostanze (ad esempio il modo in cui si ottiene la marijuana, se la utilizza con altre persone o da solo, se è prima o durante la scuola o nei fine settimana) e le motivazioni (se perché stressato, annoiato, solo, arrabbiato, ecc) associate alla decisione di utilizzare la sostanza. Gli adolescenti possono usare la marijuana per gli effetti euforici che causa o per l’accettazione sociale, ma anche per auto-medicazione, come ad esempio per alleviare stati d’animo negativi (ad esempio, lo stress, l’ansia, o depressione) o per problemi di sonno.
  • Se l’adolescente fa uso regolare di cannabis e nega i problemi associati, offrite loro una ‘sfida‘. Chiedete all’adolescente di smettere di usare cannabis per un breve periodo di tempo ed osservate cosa succede. Se l’adolescente è in grado di farlo, chiedetegli se la vita era “meglio, peggio, o lo stesso” durante il periodo in cui non ne faceva uso per avviare una discussione sui vantaggi e gli svantaggi dell’uso. Se l’adolescente non è stato in grado di smettere, esplorate le possibili motivazioni e gli  ostacoli che lo hanno impedito, lavorando con l’adolescente per risolvere i problemi e riprovare. Se l’adolescente non vuole smettere, anche per un periodo limitato di tempo, esplorare le motivazioni e valutare se eventuali interventi o supporti aggiuntivi possano essere utili. Se ci sono grandi preoccupazioni per la sicurezza del adolescente o l’adolescente è considerato ad alto rischio di conseguenze negative, la soluzione per garantire la sicurezza del paziente potrebbe essere quella di rompere la riservatezza e notificare il problema ai genitori”.




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