casI tumori della mammella rappresentano il 30% dei tumori diagnosticati ogni anno. Almeno un terzo di questi presentano sulle cellule i cosiddetti recettori ErB2. Si tratta di tumori caratterizzati da un decorso clinico molto aggressivo e con scarsa possibilità di sopravvivenza, soprattutto in quanto vi si trovano cellule poco differenziate, in grado di replicarsi abbondantemente e molto invasive. Tutte queste caratteristiche rendono questo tipo di tumore meno responsivo alle terapie convenzionali.

Recentemente si sono fatti dei passi avanti nella cura con l’anticorpo monoclonale contro gli ErB2 (Transtuzumab). Nonostante ciò, circa il 75% dei pazienti non risponde a questo farmaco, e un 15% dei responders sviluppa in seguito delle metastasi. Inoltre l’uso di questi anticorpi è stato associato a importanti effetti collaterali sul cuore (insufficienza cardiaca severa e diminuzione della funzione del ventricolo sinistro, la cavità cardiaca che “spinge” il sangue verso tutto il corpo).

Vi è quindi la necessità di trovare nuovi approcci terapeutici. Era già stato dimostrato in vitro un effetto antitumorale dei cannabinoidi nel tumore mammario. Adesso studiosi dell’Università Complutense di Madrid hanno approntato su animali un nuovo modello sperimentale di questo tumore, più simile a quello umano. Su tale modello è stato sperimentato l’effetto del THC, il maggior componente attivo della Cannabis, e di un derivato in grado di agire sui recettori cellulari per i cannabinoidi detti CB2, che sono privi di effetto psicoattivo. I cannabinoidi hanno dimostrato di inibire la proliferazione delle cellule tumorali, di provocarne l’apoptosi (il “suicidio” cellulare), e di contrastare la proliferazione dei vasi sanguigni che irrorano il tumore. Vi è stata anche una riduzione delle metastasi (il THC ha ridotto il numero di metastasi al polmone, l’altro composto ne ha ridotto le dimensioni). Per la prima volta, inoltre, si è dimostrato che i cannabinoidi non solo agiscono sullo sviluppo del tumore, ma anche sulla loro genesi, “in linea con l’idea generale che è [il sistema endocannabinoide] contribuisce a mantenere l’omeostasi [cioè l’equilibrio interno] in salute e in malattia”. Gli Autori concludono che “questi risultati forniscono un’evidenza preclinica forte per l’uso di terapie basate sui cannabinoidi per il trattamento del tumore mammario ErB2positivo”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Cancer. Per maggiori informazioni: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20649976

Francesco Crestani
Medico chirurgo e presidente dell’Associazione Cannabis Terapeutica www.medicalcannabis.it

fonte: Notiziario Aduc

 





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