87115_1044132_Auto_117_3_8678372_mediumIl giorno 26 Gennaio 2010 la Procura di Bolzano autorizza un blitz in circa 40 esercizi commerciali, perquisizioni in casa dei proprietari e nei negozi. Queste attività economiche sono colpevoli secondo una “stravagante” interpretazione del P.M. di Bolzano di vendere materiale perfettamente legale, da qui la novità introdotta con il blitz ordinato dalla procura di Ferrara nel 2008 di accusare questi commercianti di un reato d’opinione, ovvero l’istigazione all’uso di sostanze stupefacenti.

Con il blitz sono stati sequestrati soprattutto semi di cannabis e in alcuni casi materiale per il giardinaggio venduti liberamente in migliaia e migliaia di negozi di bricolage, di illuminazione, nei vivai e molti altri.

Il primo dubbio che ci viene quando sentiamo di questi blitz è sul costo dell’operazione: quanto sarà costata questa operazione ai contribuenti? Quali benefici ha apportato alla vita dei cittadini? I suddetti PM sanno che la vendita di semi di canapa continua ad essere assolutamente legale e in essere in centinaia di esercizi in Italia e in migliaia in tutta Europa, per non citare Canada, Stati Uniti, Australia e in tutti i continenti? Abbiamo avuto modo di ascoltare alcune testimonianze delle stesse forze dell’ordine che eseguono questi Blitz, ovviamente non possiamo riportare nulla delle dichiarazioni, ma la netta impressione che si nota è quella che nel loro lavoro quotidiano hanno davvero molto da fare e che vorrebbero essere impiegati e potersi concentrare su casi decisamente più gratificanti da un punto di vista professionale e sociale.

Ecco una citazione dal verbale di dissequestro emesso dal Tribunale per il blitz del 2008: “in concreto va ribadito come la mera messa in vendita o anche la pubblicizzazione su siti Internet della vendita di cose propedeutiche alla coltivazione di piante stupefacenti non integra la condotta di istigazione all’uso di sostanze stupefacenti attesa la necessità di mantenere distinta l’attività di mero orientamento culturale da quella di concreta spinta all’azione implicita nella nozione di istigazione”.

Quindi il cittadino presumibilmente non trae vantaggio dalla repressione dei Canapai ma la Ndrangheta, la Camorra e la Mafia ringraziano. Citiamo da una lettera che simbolicamente parla a nome delle organizzazioni mafiose: “… E’ davvero inconcepibile che dopo decenni di duro lavoro ed impegno per conquistare il mercato italiano e mondiale degli stupefacenti, ci siano negozi alla luce del sole che tentano di sottrarci i profitti. Se i nostri clienti fossero davvero informati su come auto coltivarsi la cannabis, per la nostra categoria si potrebbe prospettare un danno enorme, quasi fatale.”

Ora gli sforzi del Governo e della magistratura ci rassicurano, anche se capiamo che l’operazione di ieri potrebbe essere costata diversi milioni di euro ai contribuenti. Ma è urgente colpire duramente quelle sacche di concorrenza sleale che mettono a rischio decine di migliaia di trafficanti e spacciatori tramite la diffusione della conoscenza e della cultura della Canapa. Così come è urgente continuare ad incarcerare tutti coloro che in casa coltivano anche una sola piantina di cannabis. (pubblicata su droghe.aduc.it).

In questo contesto i negozianti si sono incontrati più volte negli anni, hanno discusso, si stanno organizzando e presto nascerà un associazione che si propone di poter far sentire la voce di chi fino ad ora è stato vessato e mai ascoltato.

Gli scopi pratici dell’associazione saranno quelli di creare uno strumento che aiuti a collegare le strutture e a far conoscere l’utilità e la completa legalità di questi negozi, sopratutto a chi ci vede il male pur non avendo idea di cosa si stia parlando. Un altra funzione sarà quella di poter interloquire con chi ha il potere di creare una regolamentazione che permetta ai Canapai di poter lavorare senza vessazioni, in piena legalità e senza perquisizioni inutili e altri costi per i commercianti e per i cittadini, impiegando così le forze dell’ordine per contrastare la criminalità organizzata.

Nel momento in cui scriviamo ancora non è stata costituita l’associazione e non è stato deciso il nome che i “Canapai Associati” si daranno, tuttavia possiamo affermare con sicurezza che presto si potrà brindare alla nascita di un nuovo strumento di informazione e condivisione che pur non facendo attivamente antiproibizionismo contribuirà in maniera decisiva alla giusta informazione. Sentirete parlare di questi “liberi esercenti associati” e delle loro iniziative future.

 





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