A suggerirci che i bambini hanno bisogno di moto per un corretto sviluppo è il buonsenso. Basterebbe ricordare quanto ci faceva star bene a quell’età giocare all’aria aperta, correre, saltare, per favorire nei nostri figli l’abitudine a uno stile di vita meno sedentario.

L’organizzazione mondiale della sanità raccomanda fortemente ai bambini con meno di 5 anni di trascorrere meno tempo davanti agli schermi (meglio se banditi entro i 2 anni di vita), su un passeggino o una sedia e di dedicare più tempo ai giochi attivi per evitare che diventino obesi e sviluppino in seguito le malattie associate a un peso eccessivo.

Nelle nuove linee guida appena pubblicate “Guidelines on physical activity, sedentary behaviour and sleep for children under 5 years of age” è evidente come la prima infanzia sia un periodo fondamentale durante il quale gli stili di vita delle famiglie possono essere adattati per migliorare la salute, un obiettivo su cui influisce in maniera importante la qualità del sonno di cui nel report vengono scandite le ore raccomandabili per un corretto riposo in base all’età.

Il tempo passato dai bambini davanti ad uno schermo è più che raddoppiato rispetto al 1997

Il non rispetto di queste raccomandazioni in materia di attività fisica è responsabile ogni anno di oltre 5 milioni di decessi nel mondo in tutte le classi di età messe insieme. Attualmente, più del 23% degli adulti e l’80% degli adolescenti non sono sufficientemente fisicamente attivi, una realtà che va modificata partendo dalla più tenera età.

L’agenzia Onu precisa anche che: «La qualità del tempo sedentario trascorso in attività interattive senza schermo, come lettura, narrazione, canto e giochi con domande, è molto importante per lo sviluppo del bambino».

In quest’ottica preoccupano alcune soluzioni che potrebbero prendere piede nel prossimo futuro per contenere i bambini durante l’orario scolastico a fronte della mancanza di iniziative per incentivare attività diverse, lontane da sedie e banchi.

Scuole cinesi, ad esempio, hanno ordinato 20 mila fasce da mettere in testa agli alunni per quantificare il livello di attenzione degli scolari  attraverso sensori che leggono le onde cerebrali. Secondo la start up dell’ex studente di Harvard che ha brevettato la “fascia dell’attenzione”, questo sarebbe un modo per testare l’efficacia delle tecniche di insegnamento dei maestri stimolandoli a migliorare, ma chissà perché un simile strumento apre subito a scenari distopici, più di quanto Orwell avrebbe potuto immaginare: una trovata funzionale alla costruzione di una società che controlla anche i tuoi pensieri, educandoti fin da subito a credere che sia normale. Una direzione antitetica all’educazione scolastica intesa nel pieno delle sue funzioni, in primis quella di renderci persone libere, tutt’altro che omologate, attive nella testa e nel corpo.





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