Da paradiso in terra a discarica. Succede in Honduras, al largo delle coste di Omoa, dove un’enorme ondata di rifiuti si è liberata nel mare in seguito a un guasto delle barriere per la spazzatura collocate nel vicino Guatemala, lungo la foce del fiume Motagua. Il guasto sarebbe stato provocato dalle forti piogge delle ultime settimane.

Le immagini stanno facendo il giro dei social newtork, e già si teme un disastro per l’ecosistema locale. “Questa ondata di rifiuti che proveniva dal fiume Motagua ci ha davvero sorpresi” hanno dichiarato le autorità onduregne, e circa le azioni da intraprendere nell’immediato futuro, Lilian Rivera, funzionario del ministero dell’ambiente del paese, ha poi detto in conferenza stampa: “Ci impegniamo a pulire le nostre spiagge e a mantenerle tali, ma oggi chiediamo alle autorità di Tegucigalpa di intraprendere azioni forti e trovare una soluzione permanente a questo problema”. Per quanto stavolta il disastro sia di una portata inedita, non è la prima volta che si assiste a spettacoli surreali con ammassi di rifiuti trasportati dalla corrente. Sempre nel mare dei Caraibi, era già successo lo scorso anno al largo della riserva marina delle Cayos, quando tonnellate di rifiuti, per lo più in plastica, avevano improvvisamente inquinato le acque.

Senza andare troppo lontano, in Italia non si è ancora risolto il problema delle ecoballe perse sui fondali del Tirreno, a circa 50 metri di profondità. L’episodio risale al luglio di 5 anni fa, quando la motonave Ivy diretta a Varna, sul Mar Nero, perse parte del suo carico. Un episodio increscioso anche per via dei tentativi di occultamento e depistaggio che ci furono nei tre anni successivi, finché, grazie all’azione di monitoraggio di associazioni e attivisti, in particolare grazie all’impegno dell’Arpa Toscana, non si riuscì a risalire all’episodio e a quantificare il disastro: oltre 630 quintali di plastiche eterogenee perse dal cargo che stanno inquinando una porzione di mare in pieno Santuario Pelagos, il Parco marino internazionale dei mammiferi marini che corre fra Toscana, Sardegna, Liguria e Costa Azzurra, a ridosso dell’isolotto di Cerboli, Zona A di protezione integrale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Si dice che entro il 2050 negli oceani ci saranno più rifiuti che pesci e tra microplastiche che ‘nevicano’ nell’Articotonnellate di petrolio versate in paradisi in Terra e isole di plastica ovunque, stiamo facendo di tutto per assicurarci che ogni cosa, se possibile, vada di male in peggio.

Fonte: People for planet





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