Il Leviatano

La convinzione secondo la quale l’uomo sia malvagio per natura è profondamente radicata nella nostra società: ce lo mostrano i giornali, tra guerre, stupri e violenze; ce ne parla la politica, promulgando leggi che si radicano in questo principio; lo sentiamo dire al bar, tra le chiacchiere di chi parla della crudeltà.
Ma che cosa significa “malvagio di natura”?
Thomas Hobbes, teorico dello stato moderno, scrive: «[fra gli animali] il bene comune non differisce da quello privato, per cui essendo esse per natura spinte a cercare il loro bene privato procurano per ciò stesso il bene di tutti. […] Infine l’accordo che si produce fra quelle creature è naturale mentre quello degli uomini è solo per convenzione, cioè artificiale». (Leviatano)

Secondo Hobbes insomma, la cooperazione è parte integrante della vita animale, ma non di quella umana. Nell’uomo, la cooperazione si attua esclusivamente attraverso la coercizione e la legge poiché, al di fuori dello stato sociale, l’uomo sarebbe sempre predatore di altri uomini, lupo per gli altri uomini: homo homini lupus.
Insomma, per Hobbes, “malvagio di natura” significa che l’uomo, preso al suo stato brado (che viene chiamato “stato di natura”), sarebbe totalmente impossibilitato a ricercare la cooperazione con gli altri, mentre tenderebbe alla sopraffazione del più debole per accrescere la sua ricchezza. Popolarmente, questa visione si traduce con la massima:«Finché c’è cibo per tutti siamo in pace, quando il pane scarseggia ognuno tenterà di rubare la pagnotta altrui». Insomma, mors tua, vita mea.

Ma siamo davvero certi di questo? Se guardiamo alla storia umana, ci accorgiamo che i momenti di reale difficoltà incontrati dal genere umano, come carestie e cataclismi, momenti in cui insomma la pagnotta per tutti scarseggiava per davvero, non sono risultati sempre in guerre fratricide, anzi. La cosa che appare evidente è che alle difficoltà collettive si è sempre risposto con la cooperazione e l’innovazione, cosicché gli uomini potessero, unendo le forze e le menti, trovare la soluzione al problema senza spargimenti di sangue. Le guerre invece, quelle che ci fanno tanto orrore e che molti vorrebbero attribuire a una “naturale tendenza” dell’individuo umano, non sono mai state scatenate da carestie o cataclismi, quanto piuttosto da capricci e giochi di potere.

A ben guardare, le guerre più sanguinose e fratricide hanno visto la loro alba proprio quando lo stato moderno ha fatto la sua comparsa. Prima del suo avvento infatti, la guerra coinvolgeva al massimo gli eserciti arruolati, o almeno le persone che desideravano quella guerra: principi, cavalieri, soldati, guerrieri. La popolazione civile, che mirava più alla cooperazione che alla guerra ed era ben distante dai giochi di potere, veniva colpita a causa delle razzie e delle scorribande permesse dal caos lasciato dopo quelle guerre.

Insomma, lo stato moderno, ovvero l’organismo che secondo Hobbes avrebbe dovuto arginare la violenza insita in ogni essere umano, ha rappresentato la via più veloce per passare dalla guerra tra eserciti alla guerra di tutti contro tutti, in cui la popolazione è la prima a venir colpita e in cui ci si trova di fronte a quella che Günther Anders avrebbe chiamato “la fabbrica di cadaveri”, ovvero il totalitarismo.

Ciò che queste evidenze mostrano è che l’uomo non è naturalmente tendente alla violenza, ma che esso scatena il più puro orrore quando gli viene permesso di esercitare il potere su altri uomini. Non c’è ragione per cui, in una società nella quale i rapporti sociali siano alla pari, l’uomo debba sopraffare un altro uomo: siamo limitati, siamo fragili e una corsa in solitaria contro tutti porta solo all’autodistruzione. La mente umana ha sempre cercato la cooperazione e la collaborazione per uscire dalle impasse del mondo.

Infine, ritorniamo sempre alla grande massima di Rousseau: «L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene», e laddove c’è un uomo in catene, esiste un uomo che compie il suo atto di crudeltà. Ma un mondo in cui non ci siano uomini in catene è un mondo in cui nessuno potrebbe mai desiderare di sopraffare un altro uomo poiché questo danneggerebbe lui stesso.

La libertà è il bene a cui tutti dovremmo anelare.

 





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