h&mLa Campagna Abiti Puliti (sezione italiana della Clean Clothes Campaign), l’International Labor Rights Forum e il United Students Against Sweatshops, organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori in Europa, Bangladesh e Nord America, lanciano una mobilitazione internazionale per chiedere ad H&M di mantenere finalmente le promesse fatte per rendere sicure le fabbriche dei suoi fornitori in Bangladesh.

A tre anni dalla firma dell’Accordo per la prevenzione degli incendi e la sicurezza degli edifici in Bangladesh, con il quale anche H&M si era impegnata a migliorare le condizioni di lavoro nella sua catena di fornitura, un’analisi sulle misure correttive messe in campo dall’azienda in alcune fabbriche, suoi fornitori strategici, mostra come ad oggi la maggior parte di queste siano ancora sprovviste di uscite di sicurezza adeguate.

Nonostante le ripetute denunce di abusi sui diritti dei lavoratori, H&M continua imperterrita a promuovere se stessa come azienda “sostenibile” attraverso eventi e campagne dedicate: dopo il lancio della “Conscious Exclusive Collection” la settimana scorsa a Parigi, dal 18 al 24 aprile si dedicherà alla promozione della “World Recycle Week” (attraverso il video della pop star M.I.A.), la stessa settimana in cui gli attivisti commemoreranno i 1138 morti causati dal crollo del Rana Plaza, la tragedia che poi portò di fatto alla firma dell’Accordo.

Gli attivisti chiedono ad H&M di dimostrare il suo impegno attraverso i fatti e non con le chiacchiere. In particolare l’azienda deve concentrarsi su tre interventi fondamentali – la rimozione di blocchi alle uscite di sicurezza, la rimozione delle porte e delle serrande scorrevoli e l’installazione di porte tagliafuoco e recinzioni alle scale – da realizzarsi entro il 3 Maggio, giorno in cui a Solna, in Svezia, si svolgerà il suo Annual General Meeting.

L’importanza di queste misure è stata evidenziata ancora una volta da un incendio divampato lo scorso febbraio nella fabbrica Matrix Sweaters Ltd, fornitrice di H&M: poteva essere l’ennesima tragedia e solo il fatto che molti lavoratori non erano ancora arrivati in fabbrica per il loro turno di lavoro lo ha evitato. Il report di ispezione della fabbrica realizzato nell’ambito dell’Accordo ha infatti rivelato come H&M abbia mancato diverse scadenze per eliminare i rischi di incendio e rendere la struttura sicura: centinaia di lavoratori hanno rischiato di rimanere bloccati dentro la fabbrica in fiamme.

E’ bene inoltre sottolineare che l’attuazione generale dell’Accordo va a rilento visto che solo in 4 fabbriche su 1600 sono state completate le azioni correttive previste dal programma di ispezioni indipendenti. Questa situazione impone a tutte le imprese firmatarie di attivarsi rapidamente per mantenere fede all’accordo e garantire il rispetto dei tempi previsti per la correzione delle gravi anomalie che mettono a rischio la vita dei lavoratori in Bangladesh.

La Clean Clothes Campaign, l’International Labor Rights Forum e il United Students Against Sweatshops hanno raccolto tutte le informazioni sul sito www.hmbrokenpromises.com, invitando le persone a firmare una petizione e a partecipare alle iniziative che verranno organizzate in tutto il mondo da oggi e fino al 3 maggio.





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