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Hip Hop, una rivoluzione culturale

Hip Hop, una rivoluzione culturale

Sono delle varianti del logo di Google, che celebrano di volta in volta anniversari, festività e manifestazioni: i doodle sono visualizzate sulla home page di Google in occasioni particolari e internazionalmente riconosciute (manifestazioni come Olimpiadi e mondiali di calcio, anniversari di nascite e morti, ricorrenze storiche). Eventi che hanno cambiato la storia, la cultura ed il costume: tra di essi, lo scorso 11 agosto, il più famoso motore di ricerca ha celebrato il 44° compleanno dell’Hip Hop, definendola una vera e propria “rivoluzione culturale”.

Il doodle dedicato all’Hip Hop ha unito una splendida animazione ad un video introduttivo in cui viene spiegato, brevemente, come è nato il movimento; infine, ci si poteva dilettare con due piatti interattivi, un cross-fader e un archivio di vinili da mixare o scratchare, scelti tra i grandi classici maggiormente campionati dai produttori. Quegli stessi strumenti furono utilizzati da Dj Kool Herc in quel famoso 11 agosto 1973: il deejay di origini jamaicane, allora diciottenne, tenne il primo block party in questa data, nella 1520 Sedgwick Avenue del West Bronx. «Durante il suo set, Kool Herc suonava solo le sezioni strumentali dei brani, i cosiddetti break», dice Lyor Cohen, ex direttore della Def Jam Records, intervistato per l’occasione. «Su questi break, Coke La Rock impugnò il microfono e infiammò la folla. Così nacque l’Hip Hop». Ridurre l’inizio di un movimento culturale e musicale ad una sola data è un espediente dettato dalla necessità di storicizzare e di dare lustro ad un evento comunque caratterizzante; di certo, con questo riconoscimento Google ha definitivamente sdoganato l’Hip Hop come cultura fondamentale della storia moderna, un movimento capace di essere ribelle, accessibile e di rottura. E lo ha fatto con quello che è stato definito «il doodle più complesso e innovativo di sempre».

Hip Hop, una rivoluzione culturaleL’Hip Hop è nato come risposta alla violenza e alla subordinazione, con dei messaggi di resilienza che riuscirono ad unificare una vasta comunità di persone, ponendo una cultura accessibile a qualsiasi tipo di minoranza all’avanguardia della musica. L’Hip Hop è nato come forma di comunicazione distruttiva, con un impatto spesso significativo e tagliente, mai asservito al politically correct.

Oggi, le quattro discipline che lo contraddistinto hanno assunto tutte una spiccata autonomia. Non ci sarà l’interdipendenza di un tempo, ma ognuna di esse ha caratterizzato ed influenzato i rispettivi campi di appartenenza: il writing con l’arte, la pittura e la grafica, la breakdance con il ballo, il djing con il sampling e la produzione musicale, infine il rap con il pop ed il music business in generale. Non più simbolo di una sottocultura ad appannaggio di minoranze afroamericane, ma un movimento riconosciuto ed apprezzato globalmente, capace di evolversi ed adattarsi alle inevitabili trasformazioni sociali.

Ciò che oggi l’Hip Hop è e rappresenta, con tutte le sue sfumature e sfaccettature, non era certo minimamente auspicabile dagli originatori. Un movimento culturale nato e diffuso, orientativamente, con i block party, un fenomeno di aggregazione che oggi è praticamente scomparso; ma anche l’Hip Hop è figlio del contesto culturale generale, per questo rimane tuttora valido il ficcante mantra di KRS-One: «Il rap è ciò che fai, l’Hip Hop è ciò che vivi».

 





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